Multe ai disperati

I ristoratori in piazza a Milano: sanzione da 400 euro

Multe ai disperati

La premessa è d'obbligo: non ce l'abbiamo con gli agenti di polizia che ieri a Milano hanno eseguito un ordine stupido, gli ordini si eseguono. Ce l'abbiamo con il burocrate che li ha mandati a sgomberare e multare - quattrocento euro a testa che di questi tempi sono tanta roba - una ventina di civili commercianti che pacificamente, ben distanziati e con mascherina d'ordinanza, avevano organizzato un sit in di protesta contro i ritardi del governo negli aiuti in un'enorme piazza del centro. Non si fa, uno Stato attento e solidale non si accanisce contro la sua parte migliore, applicando alla lettera il cavillo di una legge che impedisce assembramenti. Non può permetterselo uno Stato incapace che per di più ha abbandonato i cittadini e i piccoli imprenditori al loro destino, e ci sorprende che lo permetta il ministro degli Interni Luciana Lamorgese, che è donna sensibile e pacata.

Ci hanno tolto praticamente tutte le libertà, attenzione a non toccare quella di protestare civilmente e in sicurezza perché allora significa che abbiamo, o meglio che hanno, superato il limite invalicabile della democrazia, certe cose lasciamole fare alla polizia cinese, tanto cara a Di Maio.

Su questo vorremmo rassicurazioni dal premier, dal ministro e dal sindaco: giù le mani da Milano e dai milanesi onesti e laboriosi, giù le mani da tutti gli italiani. Chi vuole reprimere la disperazione, intimorire i lavoratori a suon di multe da 400 euro dovrà vedersela non solo con le sue vittime ma con la parte più sana e moderata del Paese. Gli assembramenti pericolosi sono altri, e quelli più stupidi, numerosi e impuniti sono quelli - come dimostrano recenti immagini televisive - che avvengono attorno al premier durante le sue visite finto consolatrici e autocelebrative (vedi ponte di Genova).

Ci aspetta una stagione molto difficile, e ieri a Napoli ne abbiamo avuto purtroppo un antipasto con il primo suicidio di un piccolo imprenditore dell'era crisi Covid. La vittima si chiamava Antonio Nagaro, aveva solo 57 anni e si è impiccato nel capannone della sua azienda perché non era in grado, dopo la riapertura, di pagare dipendenti e fornitori. E non si dica ora che questo signore è una vittima del virus.

Più probabilmente è vittima della solitudine in cui è stato lasciato. Invece di protestare civilmente ha tolto il disturbo. Attento governo, attenti prefetti, a mettere milioni di italiani davanti a questo bivio. Nessuno ve lo perdonerebbe.

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