"40-50 telefonate al giorno". L'incubo delle "costole delle banche"

A causa del Covid molti cittadini si sono indebitati e oggi sono vittima di società di recupero crediti senza scrupoli. Luigi Ciatti, Ambulatorio Antisura, ci racconta questo fenomeno

"40-50 telefonate al giorno". L'incubo delle "costole delle banche"

“A causa della pandemia rischiamo seriamente di diventare un popolo di debitori”. A dirlo è l’avvocato Luigi Ciatti, uno dei fondatori dell’Ambulatorio Antiusura, associazione che dal 1996 fornisce assistenza, consulenza legale, psicologica e finanziaria a vittime dell’usura, ma anche a soggetti fortemente indebitati. Condizione questa che per via del Covid “riguarda ormai migliaia di persone”. Tra l’altro a vessare i cittadini, che non riescono più a rispettare scadenze e obblighi finanziari, non sono solo criminali senza scrupoli.

Avvocato, oggi chi bussa alla porta di chi ha un debito?

“Gli usurai, certo. Purtroppo sono ancora tanti quelli che si rivolgono a loro, ma non sono gli unici ad aggredire i debitori”.

E chi altro?

“Si sta diffondendo purtroppo sempre di più un fenomeno molto particolare. Le banche infatti cedono i propri crediti deteriorati a società nate apposta per questo. È un regalo che ci ha lasciato il decreto Cura Italia, il provvedimento pensato dal governo Conte che avrebbe dovuto risolvere i problemi del nostro Paese dopo il lockdown”.

E invece?

”Invece ha creato un disastro perché ha incentivato appunto le banche, con agevolazioni fiscali, a offrire questi crediti spesso inesigibili o comunque molto difficili da recuperare a società che non si fanno alcuno scrupolo pur di riavere i soldi”.

Sono società illegali?

“No, sono assolutamente legali. Si tratta di fatto di ‘costole delle banche’ che agiscono però, ed è questo il problema, con modalità di recupero spesso borderline”.

Ovvero? Cosa fanno?

“Vessano i debitori in ogni modo. Ti chiamano con il numero anonimo decine di volte al giorno a tutte le ore, vengono a casa tua, ti lasciano il post-it sul citofono, provano a parlare con i tuoi vicini, insomma sono disposti a tutto. Pensi che inviano persino cartoline di colore verde che assomigliano molto agli atti giudiziari, ma invece sono semplici lettere. E lo fanno solo per spaventare i poveri cittadini in difficoltà”.

Ma non ci sono leggi che tutelano in qualche modo i debitori?

“Sì, in realtà delle regole pensate dal Garante per la Privacy ci sarebbero pure, peccato non vengano rispettate. È previsto, per esempio, che non si possa fare più di una chiamata al giorno o tre alla settimana per una posizione debitoria. Sa invece quante chiamate arrivano a fare in 24 ore?”.

Mi dica…

“Anche 40 o 50 in un solo giorno”.

E qual è oggi il debitore tipo?

“Guardi che a causa della pandemia oggi rischia di finire in questa spirale davvero chiunque. Basta non pagare una rata anche solo di 100 euro per entrare in contatto con queste società. D’altronde se i soldi che ho a disposizione sono pochi, prima penso a dare da mangiare ai miei figli e solo dopo, se mi resta qualcosa, pago i debiti che ho accumulato. Chiariamo: le persone che si rivolgono a noi vogliono pagare, ma non ce la fanno”.

Voi dell’Ambulatorio Antiusura come li aiutate?

“Per prima cosa facciamo capire loro che noi non siamo qui per giudicarli, ma solo per supportarli. Oggi esistono degli strumenti di tutela”.

Che tipo di strumenti?

“Per esempio i fondi nazionali e regionali di prevenzione per l’usura”.

Le persone non sanno dell’esistenza di questi fondi?

“No, non la sa nessuno. Noi infatti per sopperire a questa mancanza, abbiamo proposto al governo una cosa molto semplice”.

Cosa?

“Perché le banche quando con una lettera chiedono il recupero di una somma, in modo legittimo, non aggiungono una semplice frase: ‘Esistono i fondi di prevenzione per l’usura, lei provi a vedere se ha i requisiti per accedere’. Punto. Basterebbe questo e non costerebbe nulla. Anche perché va detto che tutte le associazioni che gestiscono questi fondi come la nostra, non prendono soldi dall’utente”.

La vostra attività dunque è gratuita?

“Sì, la nostra come quella di molti altri. Chi è in difficoltà, può semplicemente andare sul sito del Mef, dove c’è l’elenco con tutte le associazioni presenti in Italia, vedere quella più vicina e provare a vedere se c’è una soluzione”.

E spesso la soluzione c’è?

“Eccome se c’è. Allora imponiamo alle banche di dare anche questa semplice informazione”.

Perché oggi non la danno?

“Perché forse sono complici di questo sistema. Anzi diciamo la verità: sono assolutamente a conoscenza delle folli modalità che usano queste società di recupero crediti”.

Ma nessuno è stato mai punito per questa attività vessatoria?

“Sì.

C’è una sentenza del tribunale di Teramo che, per quello che abbiamo detto, ha condannato per stalking una società di recupero crediti. Ma la sentenza di un singolo tribunale non può da sola contrastare o fermare il fenomeno. Serve un intervento da parte dello Stato”.

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