Non furono i topi a scatenare la peste bubbonica

Uno studio dell'università di Oslo individua nuove cause legate ai cambiamenti climatici

Non furono i topi a scatenare la peste bubbonica

Poveri topi. Per secoli sono stati addidati come i principali responsabili della peste bubbonica, che devastò l'Europa facendo milioni di morti (75 milioni tra il 1357 e il 1353, tra Europa, Asia, Nordafrica e Caucaso). Ma secondo un nuovo studio dell'università di Oslo, pubblicato dalla rivista Pnas, loro non c'entravano. Il batterio che causa le epidemie si sarebbe sempre nascosto in Asia, probabilmente nei gerbilli (ratti delle sabbie), da cui muoveva periodicamente verso l’Europa "a bordo" dei viaggiatori e delle merci. L’analisi parte dalla considerazione che la peste saltava dagli animali all’uomo sempre in corrispondenza di cambiamenti nel clima, come prolungate siccità.

Analizzando gli anelli di alcuni alberi millenari i ricercatori non hanno trovato corrispondenze tra il clima in Europa e l’apparire della peste, mentre invece dagli alberi asiatici sono emersi 16 possibili momenti tra il 1346 e il 1837 in cui la malattia potrebbe
essere arrivata nei porti europei dall’Asia, tutti preceduti da forti fluttuazioni climatiche, sempre con circa 15 anni di

tempo tra la partenza e l'arrivo.

"Cammelli, pulci e viaggiatori di passaggio in Asia - concludono gli autori - potrebbero aver dato uno strappo ai batteri nel loro viaggio verso l’Europa". Non solo, dunque, i famigerati topi.

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