Quelle ombre di Milano che vivono nelle cantine delle case popolari

Ucraini, romeni e marocchini trasformano i sotterranei in mini alloggi. Condizioni igienico sanitarie inesistenti

Quelle ombre di Milano che vivono nelle cantine delle case popolari

La porta non ha più serratura, la maniglia è divelta, l’odore misto di urina e umidità è nauseabondo, quasi soffocante. Irina (nome di fantasia) ha origini ucraine, 43 anni (ma ne dimostra oltre 60) e vive in queste condizioni da più di tre mesi: abita in una cantina. Il quartiere è quello di Molise-Calvairate, a soli tre chilometri dal Duomo, e lei è una delle ombre che si nascondono nei sotterranei dei caseggiati Aler.

"Non sono da sola - sussurra - con me vive un ragazzo rumeno. E poi ce ne sono altri in giro". Alla cantina successiva, infatti, "gli altri" sono sette ragazzi marocchini che vivono nello stesso stato: niente acqua corrente, niente riscaldamento e un allaccio grossolano alla rete elettrica delle scale.

"Lo sappiamo tutti che sono qui – dice Francesco Rocca, classe 1989, nato e cresciuto nel quartiere – e lo sanno bene anche le forze dell’ordine". Manca, però, una vera collaborazione tra le istituzioni e così sono proprio i ragazzi ad organizzarsi in maniera autonoma, rischiando botte e violenze in nome della legalità. "Abbiamo cominciato due anni fa, all’inizio eravamo solo i miei fratelli ed io – continua Francesco – oggi siamo una dozzina. Controlliamo che gli appartamenti liberi rimangano tali e che, in caso di occupazione, le forze dell’ordine si occupino degli sgomberi".

I giovani, fondatori di un comitato anti-degrado, precisano di non fare "ronde", di non essere armati e di non vestire uno stesso colore politico o una stessa religione. "Teniamo al posto in cui siamo cresciuti e in cui vogliamo continuare a vivere", dicono con enfasi. "Lentamente ma qualcosa sta cambiando. Dopo gli ultimi sgomberi gli appartamenti sono rimasti vuoti, in attesa di assegnazione, com’è giusto che sia.

Le cantine sono il prossimo passo".

Legalità e solidarietà (o rassegnazione?) si contrappongono, così, tra Viale Molise e Piazza Insubria: la prima alla luce del sole, la seconda un piano più in basso, nelle cantine.

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