Omicidio Daniele, ecco perché il giudice ha dato a Paitoni il permesso di vedere il figlio

Davide Paitoni si trovava ai domiciliari per il rischio di inquinamento delle prove relative all'aggressione al collega, non perché considerato socialmente pericoloso. Ecco cosa è successo

Omicidio Daniele, ecco perché il giudice ha dato a Paitoni il permesso di vedere il figlio

Sul terribile caso di Morazzone (Varese) è scoppiata una furiosa polemica: in tanti, sui principali social, si sono scagliati duramente contro la giustizia italiana, non capacitandosi del fatto che il piccolo Daniele fosse stato affidato alle cure del padre, ristretto agli arresti domiciliari per un precedente episodio di violenza.

Adesso però arrivano le motivazioni del presidente del tribunale di Varese Cesare Tacconi, che spiega come il 40enne Davide Paitoni potesse in effetti trascorrere del tempo col figlio, in quanto ai domiciliari ma non perché socialmente pericoloso. "L’ordinanza per i domiciliari è stata firmata il 29 novembre, avallando la misura richiesta dal magistrato, che l’ha motivata con il pericolo di inquinamento probatorio, non con la pericolosità sociale, e il giudice non può aggravare la richiesta del pm", ha dichiarato Tacconi, come riportato da Il Corriere. In un secondo momento, ha poi spiegato il presidente del tribunale di Varese, l'avvocato difensore di Paitoni, finito in arresto per aver accoltellato un collega, aveva chiesto al gip di consentire al 40enne di vedere il figlio Daniele e l'ex compagna "dato che secondo ordinanza non avrebbe potuto avere contatti se non con i familiari conviventi, quindi il padre".

Da qui la decisione del giudice per le indagini prelinari arrivata lo scorso 6 dicembre, decisione che ha effettivamente permesso all’uomo di trascorrere del tempo con il bambino. Quanto ai casi di maltrattamento e violenza, stando alle dichiarazioni del presidente Tacconi, al momento in Tribunale non risulta alcuna pendenza a carico di Paitoni. "Se le denunce ci sono, sono ancora in Procura. Ho svolto tutti gli accertamenti del caso, tra i due non vi era alcuna separazione formale in corso, se mi sarà richiesto formalmente presenterò una relazione", ha specificato.

Al giudice, insomma, non risultavano precedenti per violenza quando ha concesso al 40enne di incontrare il piccolo Daniele. Non era addirittura a conoscenza della separazione in corso fra l'uomo e la ex moglie (la donna, trasferitasi a casa dei genitori, aveva già presentato due denunce per maltrattamenti, e la procura di Varese aveva già attivato il codice rosso).

Davide Paitoni si trovava agli arresti domiciliari solo perché non inquinasse eventuali prove relative all'aggressione contro il collega, non per il suo temperamento. Ancora una volta, a quanto pare, sarebbero state le lungaggini burocratiche ad inceppare il sistema giudiziario, portando purtroppo ad una tragedia che avrebbe potuto essere evitata.

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