"Il Papa si occupi dei figli dei consacrati"

Vincent Doyle ha fondato un'associazione che si occupa della tutela dei figli dei consacrati. Ecco un'intervista in cui chiede a Papa Francesco di prendere posizione in merito

Vincent Doyle e il Papa
Vincent Doyle e il Papa

Vincent Doyle è il fondatore di Coping International, un'associazione riconosciuta dalla Chiesa, che si occupa di fornire sostegno psicologico ai figli dei sacerdoti. Figlio di John J. Doyle, parroco di Longford, un paesino nella diocesi di Ardagh, Vincent è uno psicoterapeuta irlandese, che si batte per il riconoscimento ufficiale da parte delle istituzioni ecclesiastiche dell'intera questione. Ed è proprio all'ente fondato da Doyle che la Pontificia commissione per la tutela dei minori ha scritto in via ufficiale per dichiarare che sta studiando delle linee guida da tenere materialmente in considerazione. Il dottor Doyle, in questa intervista, chiede a Papa Francesco di esprimersi sul tema. Secondo quanto sostenuto dal ventottene figlio di un consacrato, infatti, le linee guida potrebbero non bastare a garantire assoluta trasparenza riguardo questo genere di casi.

Vincent Doyle, lei ha fondato un'associazione di rappresentanza per i figli dei sacerdoti. Di cosa vi occupate esattamente?

Quando qualcuno annuncia che il suo padre biologico era o è un prete cattolico, l'atteggiamento predefinito è restare in silenzio. Questo impone direttamente la vergogna sul figlio del sacerdote ed è dannoso. Invia il messaggio che il bambino ha fatto qualcosa di sbagliato o è "intrinsecamente difettoso". La nascita di un bambino dovrebbe sempre essere una festa. Rimanere in silenzio rafforza anche l'idea che non ci sono molti figli di sacerdoti, che la nascita di figli di sacerdoti è poco frequente. Non si può dire in alcun modo, non si può sovrastimare o sottovalutare, tutto ciò che sappiamo è che i figli di sacerdoti esistono e la loro salute mentale è la nostra prima priorità.

Quanti sono i sottoscrittori della vostra associazione? Quante persone sono coinvolte da questo fenomeno nel mondo?

"Nessuno lo sa, tutto quello che sappiamo è che sì, esistono. Michael Rezendes ha descritto correttamente la situazione che riguarda i figli dei preti come "sistemica" . Esiste uno sforzo per mettere a tacere queste persone. Coping International ha creato il nostro sito nel dicembre 2014 e non è stato pubblico fino all'agosto 2017. In quel lasso di tempo non abbiamo fatto pubblicità. Eppure, 13.500 persone in tutto il mondo da 175 paesi hanno cercato informazioni relative all'aiuto per i bambini dei sacerdoti. La domanda che Coping International fa è questa: perché quasi 14mila persone, in quasi tutti i paesi del mondo, cercavano aiuto, visto che i bambini dei preti sarebbero "infrequenti"? Perché il nostro sito ha raggiunto 400mila visualizzazioni senza che il sito fosse pubblicizzato a livello internazionale? Se i figli dei sacerdoti non esistono o sono così pochi, perché tante persone hanno interesse a questa situazione?".

Quali conseguenze psicologiche per questi bambini?

Due psichiatri hanno parlato di questa questione. Per prima cosa, negare a un bambino le libertà naturali promosse dal cattolicesimo e da tutte le dichiarazioni dei diritti umani significa deliberatamente trascurarlo e mettere in primo piano le necessità degli adulti. Quindi, negare i diritti naturali può portare a lasciarlo solo dal punto di vista emotivo. Costringere al silenzio un bambino per tutta la vita spesso provoca molta ansia e stress tanto per il bambino quanto per la famiglia. Ancora una volta le esigenze del bambino non vengono soddisfatte. Trascurando le esigenze del bambino, preoccupandosi solo dei bisogni dell'adulto, non solo si ottiene l'effetto dell'abbandono, ma si obbliga il figlio al segreto, producendo da una parte negligenza deliberata e, dall'altra, provocando danni psicologici a lungo termine e confusione d'identità.

Lei collabora con la Chiesa. Che cosa stanno facendo le istituzioni ecclesiastiche per risolvere questa situazione?

I Vescovi irlandesi hanno prodotto linee guida. Queste linee guida si applicano nel contesto irlandese. Tuttavia, l'Unione dei Superiori Generali, che raccoglie tutti gli ordini religiosi di tutto il mondo e che rappresenta 200mila sacerdoti, ha adottato queste linee guida per tutti i loro membri. Ciò significa che metà dei sacerdoti del mondo deve conformarsi a queste linee guida. Anche la Pontificia Commissione per la tutela ha accettato di elaborare linee guida per la salvaguardia dei bambini nati dal clero in tutto il mondo.Tutto questo è un buon passo avanti, ma bisogna fare di più. Voglio che il Papa parli pubblicamente di questo argomento. Se facesse questo rappresenterebbe la trasparenza nella sua forma assoluta.

Può dirci qualcosa riguardo la sua storia?

La mia storia è moto particolare. Mio padre, che è morto quando ero molto giovane, si è preso cura di me e mi ha amato teneramente. Sono stato esortato a starmene tranquillo dopo che ho scoperto tutto da terze persone (non mia madre, che mi ha sempre sostenuto, come mi sostiene il mio bel partner) ed è soltanto quando mi è stato chiesto di starmene tranquillo che ho compreso il marchio che è stampato su questa faccenda. Ironicamente, se non mi avessero chiesto di starmene tranquillo, forse Coping non sarebbe mai esistita. Io credo in Dio e credo che Dio mai vorrebbe che i suoi figli siano infamati per una situazione di cui non sono responsabili. Occuparsi in modo parziale dei figli, significa trascurarli...è un tipo di amore condizionato... credo che Dio sia impegnato e farò del mio meglio per conformarmi alla sua volontà, perché questo è quello che mio padre, Frate JJ Doyle, vorrebbe che io facessi.

La Chiesa alla fine pubblicherà le linee guida? Le ritiene necessarie?

Metà dei preti del mondo oggi sono soggetti ai "principi di responsabilità riferiti ai preti che mettono al mondo bambini durante il loro ministero", scritti dai vescovi irlandesi. L'Unione degli Ordini Religiosi di tutto il mondo li ha adottati come indirizzo di riferimento. Desidero ringraziare questa istituzione per la cortesia e la cooperazione. L'unione Mondiale degli Ordini Religiosi Femminili sta adottando le medesime linee guida, ma le potrebbe modificare per adattarle a necessità specifiche: non esistono soltanto i figli dei preti, ma anche i figli delle suore. Voglio ringraziare anche l'Unione degli Ordini Religiosi Femminili con cui mi sono incontrato a Roma per la cortesia e la cooperazione. Le linee guida sono utili, ma è necessaria la trasparenza e soltanto una persona può pretendere una trasparenza assoluta e pubblica: il Papa.

Qual è la cosa più importante da mettere in rilievo su tutta questa vicenda?

Il riconoscimento ufficiale della questione da parte del Papa è fondamentale. Mi sono incontrato con l'arcivescovo Ivan Jurkovič, osservatore permanente della Santa Sede all'Onu, durante lo scorso mese a Ginevra. Abbiamo partecipato insieme alla Santa Messa. E abbiamo discusso le questioni riferite ai figli del clero. Desidero ringraziare l'arcivescovo per la sua cortesia. L'arcivescovo ha dato risposte alle domande che Coping sta ponendo. Una delle questioni poste è questa: il Santo Padre comprende i problemi mentali e psicologici riferiti al silenzio riguardo i figli dei consacrati? L'arcivescovo ha risposto di sì, dicendo che il Santo Padre comprende questo problema e che esiste una responsabilità a carico della Chiesa cattolica. Inoltre, il prete che mette al mondo un figlio non ha soltanto una responsabilità economica, che tuttavia non viene per ultima, ma un dovere di essere vicino al suo bambino. L'arcivescovo è stato di grande aiuto e incoraggiamento e, rispondendo ad una domanda postagli da Coping international, ha affermato: "È possibile che la Santa Sede assuma una posizione ufficiale riguardo la questione dei figli della persone consacrate" - e ancora - "Non aver timore di rivolgerti al tuo vescovo o al tuo superiore religioso se sei figlio di un prete o la madre del figlio di una persona consacrata".

Io, modestamente, chiedo al Santo Padre di affrontare questa questione in pubblico, dal momento che non lo ha ancora fatto. Perché, nel caso non lo facesse, le linee guida rimarrebbero solo parole su carta di cui nessuno ha conoscenza".

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