Coppia spedisce in Svizzera gioielli per 60 milioni di euro

Alessandria, sequestrate due valigette spedite a Ginevra. Sotto accusa ci sono un commerciante e una casalinga incensurati, ma nessuno ha ancora reclamato le pietre

Coppia spedisce in Svizzera gioielli per 60 milioni di euro

Rubini e zaffiri per sessanta milioni di euro. A tanto ammonta il contenuto di due valigette di pelle spedite tre anni fa da Alessandria verso una cassetta di sicurezza di Ginevra e ora trattenute sotto sequestro nelle stanze della procura di Ivrea.

Accusati per ricettazione sono una casalinga di Chivasso e un commerciante di abbigliamento cinquantenne del Calusiese, si legge su La Stampa. Il procuratore capo della Repubblica di Ivrea, Giuseppe Ferrando parla di una storia "piena di lati oscuri, ancora tutti da chiarire e da raccontare": già, perché sia l'uomo che la donna coinvolti in questa vicenda sono entrambi incensurati, con una famiglia normale e nulla che lasciasse pensare ad alcunché di losco. Un mistero che si infittisce nel momento in cui si scopre che nessuno finora si è ancora presentato a reclamare o a recuperare quei preziosi spediti anni fa verso gli istituti di credito della Confederazione elvetica.

L'inchiesta aveva preso le mosse da alcuni controlli della Guardia di Finanza di Ivrea: spulciando nella contabilità del commerciante di Caluso, gli uomini delle Fiamme Gialle avevano scoperto come l'uomo aveva spedito 483 rubini, attraverso uno spedizioniere doganale di Alessandria, a una cassetta di sicurezza di Ginevra a lui intestata. Interrogato dai militari, il commerciante si è giustificato affermando di essere stato "solo un prestanome", ma sostenendo anche di non ricordarsi per conto di chi avesse agito. A questo punto però salta fuori anche una seconda valigetta, contenente rubini e zaffiri per cinquanta milioni di euro. Un valore enorme.

Anche stavolta, la destinazione era la stessa banca di Ginevra della prima spedizione, il luogo di partenza era sempre Alessandria e lo spedizioniere doganale era il medesimo. A cambiare c'era solo il mittente, questa volta una casalinga sessantenne originaria di Chivasso.

Secondo quanto emerge dall'inchiesta aperta dalla Procura per traffico internazionale di pietre preziose, i due si sarebbero frequentati in passato, ma nulla di più. Altri elementi per ora non sono emersi e per i magistrati che indagano sul caso sembra profilarsi un vero e proprio rompicapo.

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