"Mio figlio disperso. Temeva il caldo, ma lo avevano rassicurato"

La madre di un disperso ha raccontato che prima dell'escursione il figlio era preoccupato dal caldo e aveva telefonato per chiedere informazioni. "Nessun problema", la risposta

"Mio figlio disperso. Temeva il caldo, ma lo avevano rassicurato"

La mamma di uno dei dispersi sulla Marmolada ha raccontato che il figlio, innamorato della montagna, il giorno dell’escursione era preoccupato per le temperature troppo elevate. Il giovane 32enne aveva anche telefonato per chiedere informazioni, secondo quanto riferito dalla donna, ma gli era stato risposto che non c’era nulla di cui preoccuparsi: “Mio figlio era sulla montagna per qualcosa che amava. Un amore estremo. Ma si era documentato. Prima dell'escursione aveva telefonato per chiedere informazioni, perché faceva davvero troppo caldo. Lo avevano rassicurato, tutto a posto, la scalata è possibile”. Il numero dei dispersi non è ancora certo.

"Temeva il caldo"

La signora, secondo quanto riportato da Il Giorno, è uscita piangendo dal centro operativo dei soccorsi allestito a Canazei, e sarebbe la mamma di uno dei dispersi, o come li chiamano gli investigatori, reclamati. A solo una ventina di minuti di distanza dalla base dei soccorritori c’è la Marmolada. La donna ha ricordato che il suo figliolo aveva telefonato per avere informazioni, preoccupato dal forte caldo, e che era stato rassicurato dalla voce che aveva risposto alla chiamata. “C'è un ragazzo di 32 anni, mio figlio, che non tornerà più a casa. E con lui c'è la sua fidanzata. Sono lassù, forse in un crepaccio”, ha spiegato la donna affranta dal dolore, che si trova in un posto dove i soccorritori camminano veloci da una parte all’altra e gli psicologi della Protezione civile cercano di dare conforto alle famiglie accorse al centro operativo di Canazei.

L'attesa dei familiari

I familiari sono tutti in attesa di avere delle risposte, di sapere anche la cruda realtà, pur di avere delle certezze. La mamma del 32enne ha poi continuato rivolgendosi ai giornalisti presenti: “Dovete fare del buon giornalismo. Non dovete fare sciacallaggio e spero che questo abbia il coraggio di scriverlo”. Anche il marito della signora piange, così come un’altra coppia di francesi che è stata testimone del crollo e della tragedia consumatasi. Erano venuti sulla Marmolada a bordo di un camper per trascorrere qualche giorno di vacanza sulle Dolomiti. L’uomo ha raccontato gesticolando:“È stato terribile, tutte quelle persone uccise, terribile”.

Mentre parla sembra mimare con le dita il crollo della parete di roccia, ghiaccio e neve. La mamma del giovane escursionista a un certo punto decide di allontanarsi, salutando e scusandosi: “Mi scusi, non ho più saliva, non riesco a parlare”.

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