Revenge porn, 40enne bresciana licenziata per danno d'immagine

Professionista bresciana, vittima di "revenge porn", licenziata per danno d'immagine allo studio in cui lavorava

Revenge porn, 40enne bresciana licenziata per danno d'immagine

Licenziata dallo studio dove lavorava per avere causato "un danno 'immagine" allo studio presso cui lavorava. Eppure la protagonista di questa vicenda, una quarantenne bresciana, altra colpa non ha se non quella di essere stata vittima di revenge porn.

È bastato un video privato, diffuso in rete e diventato virale sui social, a far naufragare la carriera professionale della donna. Un ricatto sessuale in piena regola, anche se di fatto si parla di "vendetta porno", ha messo in allarme il capo della professionista bresciana tanto che, dopo aver visionato quel filmato, l'ha licenziata in tronco.

I fatti risalgono a qualche anno fa, quando non vigeva ancora la legge che riconosce il reato di revenge porn. La donna intrattiene una relazione extra-coniugale con un uomo per qualche mese. Di tanto in tanto, gli invia con lo smartphone video sessualmente espliciti in cui è ben visibile in volto. Dopo aver acquisito i filmati, il destinatario li gira ad un amico che, a sua volta, inoltra i contenuti ad un altro ancora. Da quel momento, le immagini fanno il giro del web giungendo persino in Sudamerica e Thailandia. Intanto, la storia tra i due si è già conclusa, apparentemente senza problemi. Tutto sembra filare liscio fino allo scorso febbraio quando riappaiono quei video privato sotto gli occhi della donna. E non solo. Anche il suo capo ha visto le registrazioni e, ritenendo che possano arrecare un danno d'immagine allo studio, decide di interrompere il rapporto di collaborazione professionale con la quarantenne. Certa di essere stata vittima di una duplice ingiustizia, la donna decide di denunciare l'accaduto ai carabinieri.

"Mi ha molto amareggiato vedere come viene usato questo video nei miei rapporti professionali – fa sapere la quarantenne di revenge porn attraverso il suo avvocato, Barbara Del Bono, alle colonne de La StampaPer fortuna, altri colleghi mi sono stati vicini. Altri studi con cui collaboro da anni mi hanno assicurato che per loro non cambia nulla. Anche le mie compagne delle elementari mi hanno chiamato per dirmi che mi sono vicine".

La denuncia ora è in Procura, a Brescia. Nel registro degli indagati sono finiti in 3: il destinatario esclusivo dei filmati e altri due complici che li avrebbero resi virali. "Mi trovo come in un frullatore – continua il racconto della vittima – in una cosa molto privata che non dovrebbe interessare a nessuno. Non riesco a credere che abbia fatto questa cosa, a distanza di così tanti anni, senza pensare a cosa mi avrebbe sottoposto. Sono sotto choc per quello che sto passando. Ma alla fine è soltanto la mia vita privata. Non c'entra nulla con le mie capacità professionali".

Nonostante sia già stato aperto un fascicolo per revenge porn, resta ancora da chiarire la posizione della persona che, per prima, ha fatto girare il video.

"Non sappiamo se questa persona abbia fatto girare volontariamente i video che la mia cliente gli aveva mandato - precisa il legale della donna – Potrebbe aver perso il telefonino, glielo potrebbero anche aver hackerato...". In attesa di sapere come volgerà la vicenda, se gli indagati saranno riconosciuti colpevoli, rischiano una pena da uno a sei anni di carcere e una multa ammontante a circa 14mila euro.

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