"Sofferenze psicologiche", ora l'eutanasia è ancora più semplice

La correzione del testo della Consulta allarga il campo del suicidio assistito: pure le "sofferenze psicologiche" hanno rilievo giuridico

"Sofferenze psicologiche", ora l'eutanasia è ancora più semplice

Le pratiche relative all'eutanasia "liberalizzate" - come sostengono i pro life - non solo sulla base delle "sofferenze fisiche", ma anche su quella delle "sofferenze psicologiche": il fatto nuovo, che non è neutrale rispetto all'assetto complessivo, deriva da una nota inoltrata nella serata di ieri. Un testo sopraggiunto dall'ufficio stampa della Corte Costituzionale, che ha così specificato il contenuto della sentenza sul caso: "L'espressione corretta è la seguente: "fonte di sofferenze fisiche o psicologiche". Si tratta quindi di non prendere in considerazione solo le persone gravemente malate nel corpo, com'era apparso valido in un primo momento, quello successivo alla prima nota diramata, ma anche coloro che si trovano in una situazione disperata dal punto di vista psichico. E la fattispecie cambia, perché l'elenco delle persone interessate da cosa è lecito fare dopo la pronuncia può essere esteso.

Chi è decide il confine utile a determinare chi soffre per lo stato di salute mentale a tal punto da poter ricorrere al suicidio assistito? Se lo chiedono, soprattutto dal lato cattolico del campo dialettico. La risposta non sembra semplice, ma il testo della Consulta offre ausilio, specificando come si stia comunque ragionando di "patologia irreversibile". Una certa dose di allarme, in specie proveniente dal fronte dei contrari all'eutanasia tout court, ha comunque fatto la sua comparsa. Perché quella "e" iniziale, quella che sembrava prescrivere una "liberalizzazione" nei confronti di quei soggetti giuridici che, in contemporanea, debbono affrontare una duplice situazione malevola, una fisica e una psicologica, ora non c'è più. E c'è anche chi, come l'attivista Maria Rache Ruiu, stronca di netto l'intera innovazione giuridica: "Invece di aiutare le famiglie che lottano, troppo spesso da sole e abbandonate, per prendersi cura dei parenti mentalmente deboli, feriti mentalmente, ecco la soluzione: farli fuori". Don Aldo Bonaiuto, magari considerando pure i propositi di alcuni senatori giallorossi sulla legiferazione attorno a un "farmaco letale", chiama in causa pure l'esecutivo guidato da Giuseppe Conte e, come riportato dall'Agi, parla di "auspici" che non potevano palesarsi in maniera peggiore di questa. C'è comunque un tentativo di tanti ecclesiastici teso a far sì che la sentenza della Consulta non divenga terreno favorevole per ulteriori "strumentalizzazioni".

Per chi ritiene che la Corte Costituzionale non dovesse disporre nel senso individuato, comunque, il debutto a sè stante delle "sofferenze psicologiche" comporta una grossa differenza. Il presidente di Scienza e Vita Alberto Gambino, per esempio, si è soffermato - come riporta la fonte sopracitata - sulla natura di un "concetto drammaticamente scivoloso e incerto".

La parola d'ordine, adesso, è evitare che la situazione italiana divenga equiparabile con quella di alcuni Stati del Nord Europa, dove l'eutanasia per chi soffre di depressione o di patologie affini è una realtà consolidata.

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