Sparò ai rom, condannato a 5 anni: "Derubato di notte e deriso dalla giustizia di giorno"

Parla Ermes Mattielli, 63enne di Arsiero: "Non sono affatto pentito. Ho sparato e lo rifarei ancora: è legittima difesa"

Sparò ai rom, condannato a 5 anni: "Derubato di notte e deriso dalla giustizia di giorno"

Era il giugno del 2006 quando Ermes Mattielli, lavoratore inabile oggi di 63 anni, usò la sua calibro 9 e scaricò l'intero caricatore - 15 colpi - contro due nomadi, ferendoli. Erano entrati nella sua ricicleria di Arsiero armati di spranga per portargli via il rame. Non era il primo furto che riceveva. "Approfittavano dei miei problemi fisici - dice a ilGiornale.it - e per questo mi avevano trasformato in un bersaglio. Non ne potevo più".

Dopo un lungo percorso giudiziario, i giudici hanno deciso che è colpevole. Cinque anni e quattro mesi di reclusione per duplice tentato omicidio dei nomadi Blu Helt, allora 28enne, e Cris Caris, 22 anni nei giorni della sparatoria. Ma non solo. Perché il Tribunale ha anche stabilito che dovrà risarcire i rom con 135mila euro di provvisionale.

Signor Mattielli, lei si sente di aver sbagliato?

"Assolutamente no. Ho agito per legittima difesa"

Eppure lo hanno condannato..

"Certo, perché in Italia non vengono tutelati né il cittadino né la proprietà".

Vengono coccolati i ladri?

"Esatto: 'Ladri di tutto il mondo venite in Italia che qui vi facciamo anche risarcire'".

Lei infatti dovrà pagare 135mila euro ai due rom cui ha sparato.

"Beh, dovrei: 135mila euro non li ho mai visti in vita mia. Quindi quel signore che mi ha condannato - e lui li prende in un anno tutti quei soldi - non credo abbia avuto molto buon senso".

Dopo tutto quello che le è successo, lei ha perso anche il lavoro per via di alcune irregolarità riscontrate delle forze dell'ordine.

"Sì, hanno fatto in modo di farmi chiudere l'attività. Derubato di notte e deriso dalla giustizia di giorno. Quello che i due rom non sono riusciti a portarmi via me lo ha tolto la giustizia. Con le loro bugie e giochi di parole. E' tutta una magnaria, una magnaria legalizzata".

Si mangiano tutto. Pensa sia colpa della politica o dei magistrati?

"Un po' di tutto. Perché giocano sulla nostra pelle per mantenere i loro privilegi. La proprietà viene tassata per fare cassa e sovvenzionare quei signori lì che prendono fior fior di quattrini e tutelano i ladri".

E poi quando la proprietà viene violata, non la si può nemmeno difendere.

"No. Te la mangiano. Finiscono loro di mangiartela. All'epoca dei fatti io vivevo di poco e quando mi portavano via quel poco non potevo sopravvivere. Con poco si vive, ma con niente si muore".

E ora, senza lavoro, come fa?

"Ho le galline, l'orto: in qualche maniera cerco di tirare avanti".

Si sente difeso dallo Stato?

"Per niente. Per niente. Per niente. Lo Stato è il secondo predatore dopo il ladro".

Lo rifarebbe? Sparerebbe ancora a quei rom?

"Certo che lo rifarei: è stata legittima difesa. Cosa dovevo fare? Prendere le manganellate e poi reagire?".

Rivendica il diritto di sparare?

"No, rivendico il diritto di dire che di notte a casa mia non puoi entrare a rompere i coglioni. Mi sembra di essere stato chiaro: perché se voglio uccidere una persona, io la vado a cercare. Se invece vengono in casa mia non vedo il motivo per cui non mi dovrei difendere".

Ci pensa mai a quello che è successo?

"Sono 10 anni che tentano di farmi cadere. Ma la solidarietà della gente mi dà la forza di reagire. La proprietà è proprietà: dopo anni di sacrifici, è deprimente vedersi scavalcare dai ladri".

Se suo figlio diventasse un ladro e fosse ferito da un'arma da fuoco, cosa gli direbbe?

"Senta, io da piccolo rubai una mela in un campo. Il proprietario mi diede un grosso schiaffo. Quando tornai a casa mi guardai bene dal dirlo, a mia madre, altrimenti me ne avrebbe dati altri tre. Ma ormai è cambiata la cultura della legalità: siamo in un pozzo di ipocrisia".

Ha mai avuto modo di incontrare i due ladri?

"No, mai".

E se succedesse, cosa gli direbbe?

"Che se mi stanno alla larga è meglio. Per loro".

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