Lo studio: potrebbero servire altri 4mila letti in terapia intensiva

La ricerca pubblicata da Lancet, una delle più autorevoli riviste scientifiche al mondo. Serve spazio in terapia intensiva. Le statistiche guidano i medici

Lo studio: potrebbero servire altri 4mila letti in terapia intensiva

I contagi aumentano. E siamo a un livello che supera le 10mila unità. Le statistiche e i numeri, intanto, fanno da guida. Possono essere una bussola che indica una strada da percorrere. Una strada illuminata in questi giorni di paura. Nel periodo peggiore dell’infezione, che arriverà con ogni probabilità tra 3-4 settimane, potrebbero servire fino a 4mila posti letto di terapia intensiva. Lo scrive il Corriere della Sera.

Istituzioni avvertite. A sostenerlo è uno studio dell’Istituto Mario Negri fatto in collaborazione con l’università di Bergamo e pubblicato ieri da Lancet, una delle più autorevoli riviste scientifiche al mondo. Le previsioni si basano sul numero di pazienti affetti da Covid-19 registrato finora dal ministero della Salute e analizzano l’andamento del trend dei contagi e quello dei pazienti bisognosi di terapia intensiva. In questa prima fase, il modello, purtroppo, è ancora quello esponenziale. Ogni persona infetta può a sua volta contagiare tra 2,8 e 3,2 persone.

Se questo aumento progressivo dovesse essere confermato anche la prossima settimana, potremmo avere oltre trentamila persone ammalate di Covid-19 nel nostro Paese. Lo stesso criterio, con variazioni minime, si applica al numero di pazienti ricoverati in terapia intensiva. La buona notizia è che il confronto tra il numero di contagiati che non hanno bisogno di ricovero in Italia e quello registrato nella regione di Hubei in Cina, molto simile a noi per abitanti e distribuzione del contagio, indica che nei prossimi giorni l’aumento potrebbe non essere più esponenziale. Potrebbe rallentare.

La cattiva notizia invece è che se dovesse essere confermata quella previsione, trentamila nuovi infetti, appunto, il nostro sistema sanitario potrebbe diventare oltremodo saturo. Anche se gli stessi autori, che sono Andrea Remuzzi, docente di ingegneria biomedica all’università di Bergamo, e suo cugino Giuseppe, direttore del Mario Negri, riconoscono che i dati attuali non consentono certezze ma solo ipotesi, per quanto solide, sul numero futuro di pazienti infettati nelle prossime settimane.

Ma torniamo ai 4mila posti letto di terapia intensiva. Questo numero di disponibilità sarà ben difficile da raggiungere, nonostante gli sforzi di tutti. Finora abbiamo poco più di 5.200 posti letto. Potrebbe diventare necessario, sostiene lo studio, fare una scelta ulteriore. Tra chi accederà alla terapia intensiva e chi invece verrà comunque curato con sistemi respiratori meno invasivi.

Un’altra buona notizia è che sta per esser varata la legge del governo che permetterà l’assunzione di quasi ventimila tra medici e infermieri e l’acquisto di altri 5mila ventilatori polmonari.

Gli autori sostengono che si tratta di ottime misure. Ma bisogna fare presto. Il coronavirus avanza. La malattia non fa sconti e le istituzioni devono riuscire a garantire cure per tutti. Ecco la vera sfida che si presenta oggi davanti a medici e classe politica.

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