Il super-batterio "New Delhi" colpisce la Toscana

Un imprevisto aumento dei contagi da super-batterio "New Delhi" in Toscana. Sono 64 i casi di infezione registrati tra Carrara, Pisa e Livorno. "Nessun allarmismo", fa sapere l'assessore alla Sanità Stefania Saccardi

Il super-batterio "New Delhi" colpisce la Toscana

Un imprevisto aumento della positività al super-batterio New Delhi ha messo nuovamente in allerta le ASL della Toscana.

Sono 64 i pazienti che, tra la fine del 2018 e l'inizio del 2019, sono stati contagiati dal Ndm – acronimo di New Delhi metallo beta-lattamasi – un super-batterio molto resistente agli antibiotici e, per questa ragione, potenzialmente letale. Delle persone infette, 49 sono concentrate nella vasta area nord-ovest della Toscana, ovvero nel territorio che si estende da Piombino fino a a Pontremoli passando per la Versilia e tutta la provincia di Massa Carrara; altri 28 casi, invece, sono stati registrati a Pisa mentre scenderebbe a 8 il numero dei contagi nella città di Livorno.

Nonostante il dato statico non sia dei più incoraggianti, l'assessore alla salute della Regione Toscana, Stefania Saccardi, preferisce mantenere un profilo basso. "Dobbiamo evitare allarmismi – ha spiegato in conferenza stampa l'esponente regionale PD per la sanità con deleghe welfare fino al 2015 – I numeri, sia pur più alti di quelli attesi, non sono tali, e già da mesi sono state messe in atto le misure necessarie per conoscere meglio il fenomeno ma soprattutto ridurne l'estensione" .

Stando a quanto si apprende dal sito della Regione, infatti, sarebbero già state adottate tutte le misure necessarie di prevenzione e contrasto ad una eventuale epidemia. "Sono aumentati ad esempio gli screening all'ingresso in ospedale effettuati con un tampone rettale ed estesi a tutti i reparti di medicina. – si apprende dalla nota stampa – Questi sono ripetuti settimanalmente per tutta la degenza nel caso di esito negativo: ad oggi 546 sono risultati i portatori del batterio in tutta la regione. Ma solo una piccola parte appunto, meno del dieci per cento, ha accusato infezioni e sintomi".

Secondo il parere gli esperti interpellati dalla sanità locale, infatti, sembrerebbe che questo batterio sia naturalmente presente nella flora intestinale umana e che, solo in alcuni casi specifici, sviluppi una notevole resistenza agli antibiotici. Ma, in linea generale, non rappresenterebbe un pericolo. La trasmissione del batterio avviene mediante il contatto dunque, per evitare il contagio, l'unica profilassi da seguire pare sia quella di mantenere degli standard igienici piuttosto elevati. Quanto ai sintomi, sembrerebbero quelli di una ordinaria infezione per cui, febbre alta, rush cutanei e infezione delle vie urinarie.

"Il fenomeno – conclude l'assessore Saccardi - è stato fronteggiato tempestivamente

dalla strutture sanitarie regionali. Non c'è stata alcuna sottovalutazione e il nostro obiettivo in questo momento è la prevenzione".

Dunque, nessun allarmismo. Ma forse, è sempre bene tenere alta la guardia.


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