Scordatevi il pesce: perché non si trova e perché ora c'è il rischio salasso

I pescatori si incontreranno nuovamente domani per decidere se andare avanti col blocco oppure no

Scordatevi il pesce: perché non si trova e perché ora c'è il rischio salasso

La prima settimana di sciopero dei pescherecci sta portando alle tanto attese e temute prime conseguenze: il pesce è diventato pressoché introvabile nella maggior parte dei mercati italiani. Non solo, dato che la scarsa merce che ancora si riesce a reperire risulta più costosa del 30% all'ingrosso e del 50% al dettaglio, vale a dire in ristoranti e pescherie.

La situazione attuale è una diretta conseguenza del caro carburanti. In appena un mese e mezzo di tempo, stando almeno a quanto riferito da Il Corriere sulla base della testimonianza dei pescatori italiani, il pieno di un peschereccio sarebbe salito da 700 fino a quasi 1200 euro. Ciò significa, pertanto, un'impennata del 70% delle spese, col prezzo del gasolio che, nello specifico, è schizzato fino a 1,30 euro al litro: un confronto impietoso col costo di una settimana fa (86 centesimi) e ancora di più con quello registrato nello stesso periodo dello scorso anno (30-35 centesimi). Coldiretti Impresapesca spiega che, a causa del caro carburante, la maggior parte dei pescherecci italiani si vede costretta a navigare in perdita o a ridurre il più possibile le uscite in mare. La conseguenza diretta di una situazione del genere è l'aumento delle importazioni di pesce dall'estero.

Cosa accade nei mercati

La difficoltà di trovare pesce, eccezion fatta per triglie, sogliole e acciughe, si è notata in modo evidente nel mercato ittico del Centro agroalimentare di Roma già nella notte tra mercoledì e giovedì. "Stiamo vivendo una settimana particolare al Car, caratterizzata dalla totale assenza di prodotto italiano a causa dello sciopero per l’aumento dei costi di produzione, del caro carburante e delle misure di controllo per la sostenibilità del pescato", dichiara il direttore generale del centro Fabio Massimo Pallottini. L'unico pesce che si continua a reperire sarebbe quello di piccola taglia, proveniente dalle poche imbarcazioni che hanno deciso di non aderire allo sciopero motivato proprio dal caro carburante. "Una situazione anomala per un settore che ha continuato a registrare un incremento dei consumi procapite del prodotto ittico locale, fiore all’occhiello della nostra economia", prosegue Pallottini, "per supportare il settore serve un chiaro intervento del governo".

Le conseguenze

Il sottosegretario alle Politiche agricole con delega alla pesca, Francesco Battistoni, ha incontrato ieri una delegazione di pescatori che protestava per il caro carburanti dinanzi al ministero. Il rappresentante di Forza Italia si è impegnato a proporre l’adozione di un provvedimento ministeriale d’urgenza finalizzato a erogare dei fondi alla categoria nel minor tempo possibile. I pescatori, provenienti da tutta Italia, hanno altresì richiesto al sottosegretario di portare avanti anche la proposta di attivazione della cassa integrazione e del blocco delle rate di mutuo.

Lo sciopero rimarrà in essere almeno fino al prossimo venerdì 11 marzo, quando i pescatori si incontreranno ad Ancona per decidere se andare avanti col blocco dei pescherecci o se riprendere la propria attività.

"Saremo tutti uniti. Ci auguriamo che arrivino presto gli aiuti annunciati", auspica Paola Marinucci, rappresentante dell’Associazione Armatori del Molise, "perché così non possiamo andare avanti".

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