"Attenzione all'incertezza". L'ombra del Fmi sull'Italia

Il Fondo monetario internazionale parla di ribalzo vigoroso dell’economia in Italia dopo il lockdown. Le difficoltà però non sono ancora del tutto alle spalle

"Attenzione all'incertezza". L'ombra del Fmi sull'Italia

Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha elogiato l’economia italiana, riconoscendo quelli che ha definito “rimbalzi vigorosi” dovuti al lockdown. Un messaggio di apprezzamento e incoraggiamento che però non è sinonimo di scampato pericolo. La situazione attuale è oggettivamente in ripresa ma le difficoltà da superare sono diverse e di non facile soluzione.

Va anche detto che l’obiettivo di ritornare alla situazione pre-Covid è persino fuorviante. Ma procediamo con i fatti.

Il messaggio del Fondo monetario internazionale

Il Fmi ha accolto con favore gli sforzi fatti per fare ripartire l’economia dopo i rallentamenti imposti dalle serrate pandemiche e dalle diverse misure anti Covid. Va aggiunto che con il graduale ritorno alla normalità, i ritmi di produzione sono saliti praticamente ovunque nel mondo perché le persone hanno ricominciato a consumare in maniera simile all’epoca pre-pandemica e, in alcuni comparti, persino maggiore: il piacere di un breve viaggio o di una cena al ristorante si è fatto sentire impellente.

Ciò non toglie che gli ultimi dati sono incoraggianti, tra occupazione al 60,1% con un aumento degli occupati a giugno del 2022 superiore dell’1,8% rispetto a dodici mesi prima e con previsioni del Pil in crescita.

Il tema dell’occupazione va però affrontato meglio di quanto i dati spuri possano portare a considerare: è vero che il calo dell’inoccupazione e della disoccupazione è un buon indicatore, è altrettanto vero che in assenza di informazioni particolareggiate, occorre la saggezza di comprendere se si tratta di una situazione strutturale oppure di un picco stagionale, così come è necessario comprendere quanto il valore del lavoro sia adeguato alle necessità reali del potere d’acquisto. La fiducia non fa male, la fiducia cieca rischia di essere dannosa.

Le previsioni sono buone, come sottolineava lo stesso Fmi il 26 luglio appena trascorso, rivedendone le stime in rialzo di 0,7 punti percentuali (fino al 3% in totale). Questa crescita però riguarda soltanto il 2022 e l’entusiasmo potrebbe tornare a smorzarsi nel corso del 2023 con la previsione del Pil in crescita di un più modesto 0,7%, perché le sfide attuali sono bombe a mano lanciate sul futuro. E questo può tradursi in un futuro calo dell’occupazione.

Le sfide di difficile soluzione

I prezzi dell’energia, resi ancora più spinosi dal conflitto russo-ucraino, l’inflazione difficile da prevedere e incalzata anche dalla siccità che spinge verso l’alto il costo del cibo e il debito pubblico ancora alto sono le questioni più incalzanti. Il debito in rapporto al Pil è al 147,7% e si prevede scenderà al 146,3% durante il 2023. Un calo che non autorizza a stappare lo champagne.

Nei primi cinque mesi del 2022, sottolinea il Fmi, i prezzi dell’energia sono saliti del 70% con un aggravio per le famiglie pari a circa 2.000 euro in più all’anno. Una situazione che spinge l’inflazione verso l’alto e che mina l’economia, la stabilità sociale e politica e anche la fiducia.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) destina alla transizione ecologica quasi 70 miliardi di euro, fondi che devono essere usati in parte per lo sviluppo e la diffusione di energie pulite che abbiano impatto sia sull’ambiente sia sulla dipendenza italiana dall’estero. Il sito Openolis, che usa i dati per ricostruire la reale situazione di alcuni aspetti del sistema Italia, lamenta una mancanza di trasparenza per quanto riguarda l’attuazione trasversale del Pnrr. Non occorre pensare al peggio, basta prendere le misure con il fatto che, in assenza delle dovute informazioni, è difficile monitorare lo stato delle missioni del Pnrr. Non si capisce bene quali considerazioni abbia fatto il Fmi per apprezzare gli sforzi fatti dall’Italia per non perdere i finanziamenti.

Gli ispettori del Fmi hanno scattato la fotografia del Paese lo scorso maggio e hanno reso pubbliche le loro considerazioni il 12 luglio con un documento di 103 pagine del quale già parlavano di incertezza politica. Poche cose paralizzano l’economia come l’incertezza tant’è che il Fmi invitava, già dopo la visita in Italia, alla prudenza fiscale e al contenimento della spesa pubblica, pena l’insostenibilità del debito i cui interessi impattano sulle risorse che lo Stato può investire per il beneficio di tutta la Nazione.

Occorrono riforme sostenibili e lungimiranti, aggettivi che il Fmi ha descritto citando un esempio di ciò che non andrebbe fatto, ossia misure come il Superbonus 110% che è stato definito vulnerabile a carichi eccessivi, riconoscendo però gli sforzi fatti in corsa per limitare truffe e abusi. La direzione è quindi tracciata: riforme sì, sono necessarie, ma che portino beneficio a molti anche a costo di sacrifici iniziali. Il Fondo monetario internazionale usa un’etichetta diplomatica, non può dire apertamente che una qualsiasi misura che porta vantaggio a pochi creando dissesti e lasciando campo libero agli abusi corrisponde appieno alla definizione di “riforma”.

Inflazione, sicurezza energetica, debito pubblico e occupazione sono quindi le sfide immediate che l’Italia deve fronteggiare.

Fino a qui si è fatto molto, ma l’obiettivo non può essere la situazione pre-pandemica, perché l’economia pre-Covid, la socialità pre-Covid e il lavoro pre-Covid non hanno niente a che vedere con gli scenari odierni. Anche il Fondo monetario internazionale può dire cose perfettibili.

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