Lo scippo sulle pensioni d'oro. Da giugno arriva il taglio

Scatta la sforbiciata sulle pensioni voluta dai grillini. L'Inps pronta per il "prelievo" sugli assegni di giugno

Lo scippo sulle pensioni d'oro. Da giugno arriva il taglio

Scatta l'ora x: da giugno arriva il taglio sulle pensioni d'oro. Entra ufficialemnte in campo la mannaia grillina sugli assegni previdenziali alti. Ad annunciare la sforbiciata è l'Inps, da qualche mese guidata da Pasquale Tridico, teorico di area M5s proprio del taglio sulle pensioni. In una circolare pubblicata sul sito, come ricorda l'Adnkronos, l'Inps sottolinea che "a decorrere dal 1° gennaio 2019 e per la durata di 5 anni i trattamenti pensionistici diretti complessivamente eccedenti l'importo di 100.000 euro lordi su base annua sono ridotti di un'aliquota percentuale in proporzione agli importi dei trattamenti pensionistici".

Il taglio sarà a giugno. La sforbiciata sarà del 15% per la quota di assegni tra 100.000 e 130 mila euro fino ad arrivare al 40% per la quota oltre 500 mila euro. Nel dettaglio i tagli saranno del 30% per la quota di importo da 200.000 a 350.000 euro; del 35% per la quota di importo da 350.000 a 500.000 euro; del 40% per la quota di importo eccedente i 500.000 euro. Le associazioni di categoria e soprattutto gli studi legali che difendono i diritti dei pensionati sono già sul piede di guerra. L'avvocato Celeste Collovati dello Studio Dirttissimo (inforicorsipensioni@gmail.com) a ilGiornale.it spiga in che modo è possibile opporsi a questo vero e proprio prelievo forzoso: "Ci apprestiamo a presentare alla Corte dei Conti o al Tribunale Ordinario del Lavoro, a seconda che si tratti di pensionati ex dipendenti pubblici, ovvero di privati".

Infine Collovati ricorda "come la Corte abbia affermato l’illegittimità delle norme di decurtazione della pensione nel caso di reiterazione delle medesime (Sentenza n. 250 del 2017). E le norme approvate con la Legge di Bilancio per il 2019 reiterano precedenti norme sui tagli.

In definitiva, si tratta di norme che non solo violano il principio costituzionale di certezza del diritto, in quanto incidono su diritti acquisiti sui quali i cittadini fanno legittimamente affidamento, ma violano manifestamente proprio il divieto di reiterazione sancito dalla Corte Costituzionale, nonché la tutela dell’integrità della pensione, costituzionalmente tutelata".

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