StM, siluro contro Chery. "Inadeguato alla guida"

Sale il pressing del Tesoro per un cambio al vertice. Ancora giù il titolo in Borsa, pesa il fattore Cina

StM, siluro contro Chery. "Inadeguato alla guida"
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Continua il pressing del governo sui vertici di Stm, oggi guidata dal top manager francese Jean-Marc Chery. Il cui lavoro sarebbe «inadeguato», secondo il giornale francese Les Echos che attribuisce la valutazione a fonti del nostro ministero dell'Economia. La governance del gruppo di semiconduttori (partecipato al 27,5% tramite una holding sia dallo Stato italiano sia dalla banca statale francese Bpifrance) è nel mirino del governo Meloni da tempo. Lo scorso 10 febbraio, come aveva scritto il Giornale (in foto la pagina), il ministro delle Imprese Adolfo Urso aveva incontrato a Parigi il ministro dell'Economia, delle finanze e della sovranità industriale e digitale francese, Eric Lombard, chiedendo di cambiare la squadra di comando. Ora, secondo le indiscrezioni del quotidiano transalpino, anche il Mef starebbe cercando una sponda nell'esecutivo francese socio, con lo stesso peso, del Tesoro - per togliere la poltrona a Chery. Il toto successore al timone del gruppo dei chip non è ancora partito ma, se venissero accolte le richieste di Roma, ministero di Giancarlo Giorgetti dovrebbe comunque proporre un nome o una rosa di candidati che possano risultare graditi anche a Parigi.

Dal Mef commentano ricordando che nell'ultimo anno sono state tante le critiche nei confronti di Stm ma anche proposte collaborative al socio francese per superare insieme la corrente gestione ritenuta appunto inadeguata, e in alcune operazioni anche «sconsiderata e pericolosa». La società arriva da un 2024 in cui ha visto i ricavi scendere del 23% mentre gli utili sono diminuiti di oltre il 60% e ha annunciato un vasto piano di riduzione dei costi che suscita la preoccupazione dei sindacati. Non solo. Stm è oggetto di una class action negli Stati Uniti. La causa collettiva sostiene che i vertici abbiano nascosto agli investitori il reale andamento del business, producendo dati e proiezioni fuorvianti con il risultato del crollo del titolo dopo la presentazione dei risultati del secondo trimestre 2024. L'azienda ha replicato che «ritiene di avere solide argomentazioni legali contro le accuse e si difenderà con determinazione in tribunale».

Nel frattempo, in Piazza Affari il titolo ha chiuso la seduta lasciando sul terreno il 2,29% a quota 25,81 euro. Pesano anche alcune prese di profitto dopo il forte rally messo a segno a febbraio che lo aveva riportato sui livelli di fine ottobre. Ieri le azioni hanno, inoltre, risentito delle indiscrezioni su un'imminente e nuova stretta in arrivo da parte dell'amministrazione Trump sulle esportazioni di tecnologia chip in Cina.

Pechino l'ha definito un «blocco malevolo» e il portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian, ha affermato che gli Stati Uniti «hanno politicizzato e trasformato in armi le questioni commerciali e tecnologiche, esagerando il concetto di sicurezza nazionale».

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