Lo scontro sulla flessibilità mette a rischio l'intesa su Juncker

Lo scontro tra Renzi e Weber riapre i giochi. La Bonafè avverte: "L'elezione di Juncker non è più scontata". Ma Renzi frena: "Non è in discussione..."

Lo scontro sulla flessibilità mette a rischio l'intesa su Juncker

"Se cade il punto della flessibilità non c’è il compromesso e cade l’accordo su Juncker". Il capogruppo dei socialisti Gianni Pittella definisce l’attacco del capogruppo Ppe Manfred Weber "una mossa sbagliata" e "un passo falso" che "se fosse confermato metterebbe a rischio la collaborazione" tra Ppe e S&D. Nel giorno in cui prende il via il semestre di presidenza italiana in Europa, il fronte rigorista, con il Ppe in testa, sferra un attacco frontale a Matteo Renzi, con l’Olanda e la Germania che riescono a sventare il piano di Parigi e Roma per tornare alle politiche di indebitamento. Un braccio di ferro che rimette in discussione l’accordo politico sull’elezione di Jean Claude Juncker alla presidenza della Commissione Ue.

Appena giunto a Strasburgo, Renzi punta tutto sulle parole chiave del futuro, del coraggio, dell’orgoglio e della semplicità, intesa come semplificazione dei processi decisionali europei. Ci pensa allora Weber, a spiegare che "i debiti non creano il futuro, lo distruggono". "Di tempo per le riforme - aggiunge, poi - ne abbiamo già dato troppo". Parole che sortiscono l’effetto di un pugno nello stomaco a Renzi che, nella replica, respinge "lezioni da chi, proprio in questa Aula, ha ottenuto non la flessibilità, ma lo sforamento del tetto" fissato nel patto di stabilità. "L’Italia non teme i giudizi - ha avvertito Renzi - ma i pregiudizi".

Sebbene il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz sia convinto che l'intervento di Weber "non metta in discussione" l’accordo su Juncker, il violento braccio di ferro tra l'Italia e la Germania è destinato a minare le basi dell'accordo. Accordo raggiunto nell’ultima assise dei capi di stato e di governo, meno di una settimana fa. In quell’occasione, Renzi era stato chiaro: non avrebbe sostenuto Juncker se nell’accordo non fosse stato inserita la formula sulla flessibilità nell’applicazione dei parametri del patto per i Paesi impegnati nelle riforme. E non appare nemmeno casuale che, durante il suo discorso (a braccio) Renzi si sia preso alcuni minuti degli scarsi venti per elogiare la Gran Bretagna senza la quale "non ci sarebbe Europa". Riferimento alle minacce reiterate dal primo ministro David Cameron Cameron su un’uscita del Regno Unito dall’Ue proprio legata all’elezione di Juncker.

In serata, negli studi di Porta a Porta, Renzi ha assicurato che "non sarà rimesso tutto in discussione". Eppure l'intesa vacilla. Non è così tutto tranquillo e sereno come vorrebbe far credere Renzi.

"L’Italia non firmerà cambiali in bianco sull’Europa - avverte l’eurodeputata del Pd Simona Bonafè - guarderemo, come abbiamo sempre fatto, prima ai contenuti". E questo vale anche per l’elezione di Junker. Perché, dopo la presa di posizione di Weber, gli europdeputati del Pd intendono "dare per scontato" il proprio appoggio al candidato del Ppe.

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