
Le vacanze al mare, a Forte dei Marmi, estate 1964. I flirt, le passioni, le serate alla Capannina. Le acconciature cotonate, qualche gonna colorata ma le minigonne quelle ancora no, roba scandalosa che sta prendendo piede a Londra grazie alla creatività di una certa Mary Quant. I turisti che vengono da vicino (i milanesi con golfino sulle spalle e parlata «bauscia») ma anche da lontano (una certa inglesina tutta pepe che svolazza con leggerezza e libertà di fiore in fiore). E poi quelle canzoni, la musica leggera degli anni '60, da «Azzurro» a «Il cielo in una stanza» da «Geghegé» a «Stasera mi butto», fino a «In ginocchio da te». E poi un epilogo vent'anni dopo, anni '80, con quella «Celeste nostalgia» che scava nei ricordi e fa battere il cuore.
Insomma, arriva «Sapore di mare» il musical, adattamento dell'omonimo film dei fratelli Vanzina, anno 1983, con Jerry Calà, Christian De Sica, Marina Suma e tanti altri in scena agli Arcimboldi da oggi al 13 aprile con la regia di Maurizio Colombi, la sceneggiatura di Enrico Vanzina e Fausto Brizzi, un cast di 19 elementi (coordinati da un «narratore» d'eccellenza, Paolo Ruffini, nel ruolo del fotografo Cecco), una band dal vivo, costumi e trucco di Diego Dalla Palma. Da un film di culto («Un fenomeno che ci è sfuggito di mano, irripetibile. E se ancora oggi parla a tante persone è perché gli anni '60 non sono finiti mai, questa la verità», dice Enrico Vanzina) a un'opera teatrale: è l'intuizione dei produttori Gianmario Longoni e Monica Savaresi. C'è chi definisce «Sapore di mare» il «Mamma Mia!» italiano per come sa farsi juke box musical e usare le canzoni in modo drammaturgico, con le liriche legate alla storia che scorre. Sicuramente uno dei personaggi che fa da «motore» alla vicenda è Susan (al cinema interpretata dalla compianta Karina Huff), la biondina inglese che ha volto e corpo (danzante) di Marta Melchiorre, veterana del musical italiano, tra le migliori ballerine in questo genere, passata da tanti titoli e ruoli, da «Jesus Christ Superstar» a «West Side Story», da «La Fabbrica di Cioccolato» a «Dirty Dancing»: «Calarmi nel ruolo di Susan è stato davvero speciale spiega Melchiorre - Susan è inglese, disinibita, in questa Italia ancora un po' perbenista e provinciale. D'accordo col regista abbiamo evitato di rappresentare il clichè di una ragazza facile: rivedendomi il film, la mia priorità era portare rispetto a Karina, che non c'è più. La sua sensualità è una ventata di aria fresca, libera e consapevole». Gli stessi Jerry Calà e Christian De Sica hanno applaudito lo show al Teatro Olimpico di Roma: «Jerry Calà era già stato a vederci al Teatro Alfieri di Torino spiega Marta Melchiorre e attraverso i suoi occhi e quelli di De Sica abbiamo capito che l'operazione era riuscita». Studi di danza classica sin dall'età di sei anni, Marta Melchiorre ha danzato anche a fianco di Raffaele Paganini: «Il punto di forza del musical sono senza dubbio le canzoni spiega la ballerina veneta, di Padova, da anni adottata da Milano ma il rapporto tra le coreografie danzate e la band dal vivo regala un'energia che il pubblico percepisce immediatamente». Il musical fa passi da gigante in Italia: «Noi perfomer cerchiamo di rubare tanto andando a vedere i migliori musical nel West End e a Broadway. Il mio ruolo dei sogni? Essere la bionda e affascinante Roxy in Chicago, chissà mai se ci riuscirò. È un ruolo dove vivono perfettamente le tre discipline della danza del canto e della recitazione. Tra i musical che ho amato di più ci sono Billy Elliot e Cats.
Accanto al regista e mio compagno Federico Bellone ho avuto il privilegio di poter collaborare alle coreografie di titoli come La Famiglia Addams in Brasile e Phantom of the Opera qui in Italia». Milano è la città italiana del musical: «Senza dubbio conclude Marta Melchiorre anche se nel continente è Madrid, con i suoi 15 teatri sempre aperti a titoli musical, la città cui guardare oggi».
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