Finisce agli arresti l’accusatore del premier

Nei guai il tenente colonnello della Gdf che s’è occupato del giro di escort gestito da Tarantini e dell’indagine di Trani sull’Agcom: è indagato dai pm per rivelazione di segreti d’ufficio, peculato e stalking. Una delle ragazze dello scandalo lo accusa di molestie

Finisce agli arresti l’accusatore del premier

nostro inviato a Bari

Gli uomini dello Sco si sono presentati a casa sua, a Bari, martedì sera, per notificargli l’ordinanza di arresti domiciliari. Una brutta notizia per il tenente colonnello Salvatore Paglino, l’investigatore della Gdf che aveva condotto le indagini sull’affaire D’Addario-Tarantini la scorsa estate, e che pochi mesi fa aveva lavorato anche all’inchiesta tranese sull’Agcom, quella dov’era stato indagato anche il premier Silvio Berlusconi. Un personaggio centrale della calda estate barese del 2009, Paglino: fu proprio lui, all’aeroporto del capoluogo pugliese, ad arrestare l’imprenditore sanitario Gianpaolo Tarantini.
Secondo la Procura di Bari – come anticipato dal Giornale – Paglino però non avrebbe solo fatto il suo lavoro d’investigatore. Avrebbe anche tartassato di telefonate una delle ragazze testimoni dell’inchiesta, Terry de Nicolò, e 4 croniste di giudiziaria. Ma su di lui si indagava anche relativamente alle fughe di notizie che hanno costellato le inchieste baresi, e infatti l’ordinanza di custodia cautelare, oltre allo stalking, ipotizza a carico del colonnello la rivelazione di atti coperti da segreto d’ufficio e il peculato. Ed è quest’ultimo, collegato all’uso per fini personali – e discutibili - dei telefoni di servizio che Paglino avrebbe fatto, tempestando le sue vittime di messaggini e chiamate, l’unico che sostiene la misura dei domiciliari.
I pm baresi Giuseppe Dentamaro e Teresa Iodice indagavano da mesi sulla fuga di notizie. Soprattutto su quella pubblicazione dei verbali secretati di Gianpaolo Tarantini, relativi alle serate a Palazzo Grazioli e alle «tangenti sessuali» dirette da Gianpi all’ex vicepresidente della Regione Puglia Sandro Frisullo, che a settembre finirono sui giornali proprio nel giorno in cui si insediava il nuovo procuratore capo, Antonio Laudati. E in questo filone, «seguendo» l’investigatore Paglino, si sono imbattuti in questo circo di telefonate non «attinenti alle indagini», partite dal cellulare e dal telefono d’ufficio del tenente colonnello della finanza. I due magistrati avevano addirittura chiesto il carcere per Paglino, ma il giudice per le indagini preliminari, Sergio Di Paola, ha ritenuto sufficiente una misura meno afflittiva. Ma che ha comunque del clamoroso, visto che colpisce l’uomo di punta del team di investigatori che l’anno scorso ha fatto concentrare sulle indagini baresi l’attenzione di mezzo mondo. A cadere vittime dello stalking, stando all’ordinanza, sarebbero state in tutto cinque donne. Una è Terry de Nicolò, la ragazza che l’imprenditore Gianpaolo Tarantini portò una volta a Roma, a Palazzo Grazioli, e che poi pagò perché intrattenesse l’ex vicepresidente della Regione Sandro Frisullo. Intervistata dal Giornale, Terry nei giorni scorsi aveva già confermato quelle attenzioni particolari, e ossessive, che Paglino le avrebbe riservato tra giugno e dicembre dello scorso anno. Un crescendo di ansia, sfogata di fronte ai magistrati solo quando, convocata in procura, capì che i pm sapevano già tutto delle pressioni e dei tentativi di incontrarla da parte dell’ufficiale. Che avrebbe comunque continuato, con meno frequenza, a contattare la ragazza anche successivamente all’interrogatorio, quando la procura già indagava sull’investigatore.
Le altre quattro vittime, come detto, sarebbero invece giornaliste. Parti lese a loro volta, investite da una pioggia di telefonate e messaggi secondo la procura tali, per quantità e frequenza, da configurare l’ipotesi di stalking. Paglino avrebbe insomma fatto scottare i telefoni, forte anche del suo ruolo di potenziale fonte. Una delle croniste vittima delle attenzioni, peraltro, avrebbe seguito per la sua testata l’inchiesta tranese sulle presunte pressioni del premier sull’Agcom per boicottare Annozero.
E l’altro filone dell’indagine che resta da chiarire è proprio quello relativo alla fuga di notizie. Un chiodo fisso del procuratore capo di Bari Laudati, che coordina i pm titolari dell’inchiesta. Il sospetto è che verbali e spifferate arrivassero alle redazioni in modo «strategico», per orientare anche politicamente alcuni degli sviluppi delle indagini sulla sanità e sulle escort. Oltre a Paglino, a finire iscritti nel registro degli indagati per rivelazione d’atti coperti da segreto, ci sarebbero altri quattro nomi. Tra questi, quello del braccio destro del tenente colonnello, un altro ufficiale della finanza già perquisito mesi fa su ordine della procura, che gli avrebbe anche sequestrato il pc portatile.

Gli altri due, secondo indiscrezioni, potrebbero essere alti ufficiali di polizia giudiziaria, pizzicati mentre «facilitavano» la pubblicazione di notizie sulle inchieste dalla rete tesa dalla procura a caccia della talpa.

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