Una fondazione per gli Arcimboldi: ma è la soluzione giusta?

Sarebbe pronto lo statuto della nuova fondazione che dovrebbe gestire il teatro degli Arcimboldi alla Bicocca. Soggetti rappresentati: Comune di Milano, Regione Lombardia e Teatro alla Scala

Ma la soluzione di una fondazione «ex novo» per la gestione del Teatro degli Arcimboldi alla Bicocca è davvero quella giusta? La notizia filtrata in questi giorni è che lo statuto del nuovo organismo, voluto dall'amministrazione comunale, è praticamente pronto. Soggetti istituzionali rappresentati sarebbero «in primis» Comune di Milano, Regione Lombardia e Teatro alla Scala, al quale spetterebbe la programmazione e la conduzione artistica degli Arcimboldi. Alla testa del nuovo organismo, dovrebbe andare Ombretta Colli, attualmente assessore al Decentramento del Comune di Milano. Ebbene, di tutta questa storia, l'unica cosa davvero certa è il posto lasciato libero in giunta dalla Colli, che darebbe la stura al tanto da molti agognato e sospirato «rimpasto», con l'ingresso di nuovi pretendenti nel governo comunale.

Ma gli Arcimboldi e - più in generale - la cultura cittadina e non solo, cosa c'entrano? I promotori e gli attori della nuova fondazione hanno agito e staranno certamente agendo in perfetta buona fede, pensando al meglio per il destino del teatro della Bovisa. Ma abbiamo la sensazione che il «normale» cittadino, questa scelta, la stia prendendo in un altro modo. Vale a dire: l'ennesimo carrozzone pagato dal contribuente, per sistemare un po' di gente del sottobosco politico cittadino. Sarà così? Nessuno può ancora dirlo, anche perchè manca la controprova. Ma tant'è. Non c'è dubbio che la richiesta di cultura a Milano sia notevole e in progressione: basta guardarsi intorno e si capisce al volo. Richiesta alla quale - diciamoci la verità - non ha corrisposto fin qui (e corrisponde) un'offerta adeguata al «rango» di una città «europea» come Milano.

E allora torniamo alla domanda iniziale: una fondazione «manovrata» direttamente dagli enti pubblici politici e amministrativi sarebbe davvero il «motore» giusto e opportuno per rilanciare (o, forse meglio, lanciare) uno scatolone semivuoto come il Teatro degli Arcimboldi? Il quale, poveretto, già è nato male, confinato com'è nell'estrema periferia nord-orientale della città (e questo sarebbe il meno), dannatamente mal servita e scollegata con resto del «tessuto urbano». Ci ricordiamo di una sfortunata serata, in occasione di una replica della Traviata «scaligera» esportata lassù. Al termine della rappresentazione (e per fortuna l'opera di Verdi non è lunghissima), abbiamo vagato decine di minuti, attorno al teatro, con la pia illusione di riuscire a mettere qualcosa sotto i denti. Alla fine siamo riusciti a «farci» una pizza, ma in zona fiera, e per un pelo, data l'ora che si era fatta.

A parte questo (deplorevole) peccato originale, un destino certo agli Arcimboldi - finalmente - bisognerà darlo. Cerchiamo di farlo nel modo migliore. Non foss'altro che per evitare di ripetere, per l'ennesima volta, anche in questa occasione, la fatica frase: «Noi l'avevamo detto!».

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