Galleria Antonacci Così i pupilli di Ojetti sono diventati «grandi»

Romano Dazzi (1905-1976), figlio dello scultore Arturo Dazzi, manifestò il suo talento di disegnatore giovanissimo, tanto che nel 1919, a soli 14 anni, ebbe la sua prima mostra nella Galleria Bragaglia. Ventisei suoi disegni, insieme ad alcune sculture e disegni del toscano Libero Andreotti (1875-1933) e di Antonio Maraini (1886-1965), nonno della scrittrice Dacia, sono esposti fino al 20 luglio nella Galleria Francesca Antonacci (via Margutta, 54). I tre artisti, pur molto diversi tra loro, sono accomunati dal fatto di essere stati sostenuti da Ugo Ojetti, fondatore e direttore della rivista Dedalo tra il 1920 e il 1933, e pertanto la mostra «Libero Andreotti, Antonio Maraini, Romano Dazzi» ha come sottotitolo «Gli anni di Dedalo». Ojetti, convinto sostenitore della necessità di rinnovare l’arte italiana guardando alla sua grande tradizione, divenne uno degli uomini di punta del regime fascista. Godere della stima e della protezione di Ojetti garantiva sicuramente il successo, ma allo stesso tempo poteva diventare piuttosto pesante. Le opere esposte documentano il modo in cui ciascuno dei tre artisti reagisce alla forte volontà del critico di orientarne le scelte artistiche. Vediamo per esempio come Libero Andreotti, che predilige soggetti femminili dalle forme stilizzate, viene spinto da Ojetti ad accettare prestigiose committenze monumentali, sicuramente meno congeniali alla sua vena intima e familiare, come il marmoreo monumento alla Madre Italiana in Santa Croce a Firenze. Antonio Maraini, personaggio colto e poliedrico, riuscì a coniugare l’arte scultorea con l’attività di critico e uomo di spicco del regime (a lui si deve la trasformazione in Ente Autonomo della Biennale di Venezia).

Le opere in mostra, caratterizzate da una vena decorativa, testimoniano la felice collaborazione con l’architetto Marcello Piacentini. Quanto a Dazzi, il rapporto tra il giovane artista e il maturo critico che lo ha lanciato si interrompe quando Dazzi parte per la Libia e dà libero sfogo alla sua creatività.

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