Galliani e Rivera firmano la pax milanista

Stesso tavolo alla festa del Pallone d’oro. Il vice Berlusconi: «Momento indimenticabile»

Franco Ordine

E venne la sera della grande pace tra Adriano Galliani e Gianni Rivera, un tempo sfidanti per motivi extra-calcistici, riuniti lunedì sera a Parigi nel nome del Milan e della comune fede calcistica. Galeotta fu la cena organizzata dai francesi del Pallone d’Oro per festeggiare l’edizione numero 50 e l’assegnazione del premio al brasiliano del Barcellona Ronaldinho. Esaurita la cerimonia solenne del passaggio di consegne tra Shevchenko (volato in Francia con Galliani e Gandini, Facchetti e Figo), campione uscente e l’asso del Barça, spazio all’amarcord e al suggestivo ritrovo dei campioni del passato, incoronati nelle precedenti edizioni. A tavola, menu spartano per gli invitati, i giornalisti di France football, senza saperlo, hanno dato il via alla grande riappacificazione provvedendo a una distribuzione geografica dei tavoli. Così al desco dei due Palloni d’Oro italiani presenti (Roberto Baggio, il terzo, ha dato forfeit), Gianni Rivera e Paolo Rossi, si è accomodato Adriano Galliani, vice-presidente vicario del Milan.
Invece delle scintille, il vertice ha procurato un effetto strepitoso e fatto sbocciare un’affettuosa riappacificazione tra i due esponenti di due epoche così diverse. Messi in un cantuccio i dissensi personali, Rivera e Galliani hanno recuperato e coltivato la memoria comune. Gianni ha preso a squadernare il proprio album personale, è partito dal provino sotto gli occhi di Schiaffino per finire al pomeriggio della stella, col Bologna, a San Siro quando riuscì a far evacuare la parte del secondo l’anello chiusa al pubblico per lavori di restauro. Adriano Galliani ha ascoltato con gli occhi rapiti i racconti di Rivera. «Per chi ama il calcio, queste sono serate indimenticabili» ha confessato al ritorno a Milano. Il vice-Berlusconi si è emozionato anche dinanzi a Di Stefano, Kopa e Eusebio, «i miti della mia giovinezza» e ha ricucito un rapporto che sembrava spezzato, compromesso dal veleno della politica. «Io resto milanista» ha giurato alla fine della serata Gianni Rivera: quella solenne dichiarazione di fede deve avere avuto un effetto strepitoso nei confronti di Adriano Galliani. Così per merito del Pallone d’Oro e di quella suggestiva assemblea, la frattura tra i due Milan, il Milan d’antan di Rivera e quello Invincibile di Silvio Berlusconi, è stata felicemente ricomposta. Peccato solo per una grande foto mancata: Galliani avrebbe voluto, al suo fianco, tutti i Palloni d’Oro che hanno vestito il rossonero. Assenti con i due olandesi, Van Basten e Gullit, anche R. Baggio, Rivaldo e Weah, s’è dovuto accontentare dell’abbraccio con J.P. Papin.

E ieri mattina, al rientro da Parigi, per via della neve che ha mandato in tilt Linate, ha «bucato» l’appuntamento di Zurigo con Blatter e Platini per l’insediamento della commissione di cui è diventato presidente. Nessun dramma. La pace parigina con Rivera gli ha già reso la settimana un incanto.

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