Grazie a Luca Barbareschi Gaber «debutta» a Londra con un sold out

Il 3 giugno allo Shaw Theatre la prima rappresentazione fuori dai confini nazionali di «Il caso di Alessandro e Maria» con lo stesso Barbareschi (anche regista) e Chiara Noschese

Debutto con sold out per Giorgio Gaber all'estero. Mai rappresentata prima fuori dai confini nazionali, l'opera teatrale «Il caso di Alessandra e Maria» arriva a Londra grazie a Luca Barbareschi (regista e interprete) che il 3 giugno sarà in scena allo Shaw Theatre di Londra. I 500 posti del teatro londinese sono andati velocemente a ruba, informa la produzione. «Il caso di Alessandro e Maria» - sottotitolo «curiosa replica di una storia che ha già avuto luogo» - fu scritta da Giorgio Gaber con l'inseparabile Sandro Luporini, e finora era stata messa in scena esclusivamente dallo stesso Gaber con Mariangela Melato nel 1982 e poi in parte «eclissata» dal resto dell'immensa produzione gaberiana. A riportare in scena la commedia, come regista e interprete, è stato Luca Barbareschi, che dopo il successo riscosso in Italia, si dichiara «entusiasta di portare in giro per il mondo un testo di Gaber e Luporini» e che aggiunge: «Ho già provato una grande emozione quando feci "Chicago" al West End in originale, ma recitare in lingua italiana all'estero sarà sicuramente un'esperienza indimenticabile». Dopo Londra, infatti, lo spettacolo sarà infatti rappresentato a Manchester (4 giugno), San Paolo (9 giugno) Buenos Aires (11 giugno) Montevideo (12 giugno). Piccolo Musical da «camera», dialogo intimo a due, storia di un innamoramento trascorso e della devastazione che inevitabilmente le grandi passioni comportano, la commedia si basa sulle inaspettate interazioni tra quotidianità e sogno che prendono corpo e voce con Luca Barbareschi nel ruolo di Alessandro e la Maria di Chiara Noschese.

Il tutto sulle note della colonna sonora inedita del musicista Marco Zurzolo - eseguita dal vivo dall'autore e la sua band - punteggiata di riferimenti a cover di autori quali Pino Daniele, Endrigo, Lauzi, Cotreau e nuove composizioni dello stesso Zurzolo. Un commento musicale in cui, nelle le parole dello stesso regista, «la melodia accentua il racconto, svela parole e note, scava nei meandri dell'anima».

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