Hai il mal di testa? Niente Casa Bianca... E la repubblicana Bachmann si deve difendere

Polemiche per la candidata repubblicana Michelle Bachmann. Soffre di emicrania e assume farmaci: "Ma ciò non mi ha impedito - si difende - di lavorare come deputata e di poter governare il Paese". In testa ai sondaggi c'è il mormone Mitt Romney. Ma non sfonda ancora...

Hai il mal di testa? Niente Casa Bianca... 
E la repubblicana Bachmann si deve difendere

Washington - Una campagna elettorale può essere decisa da un mal di testa? La domanda apparentemente è assurda ma aiuta a capire quanto sia frequente, negli Stati Uniti, passare ogni politico al setaccio per cercare di svelarne i punti deboli. E accanto alle relazioni amorose o ai "vizi" una delle migliori carte per delegittimare qualcuno sono i problemi di salute. Chi darebbe fiducia, infatti, a un politico malato? Durante un normale appuntamento elettorale ad Aiken, nella Carolina del Sud, invece di parlare di tasse, rilancio dell'economia e politica estera al centro del dibattito c'è stata l'emicrania di cui soffre la deputata del Minnesota. Lei ha confermato il problema e ha detto che assume farmaci per contrastare gli effetti di questa malattia. Giustamente, però, ha negato che l’emicrania possa interferire con il suo lavoro o essere un ostacolo alla eventuale presidenza .Le polemiche, però, non si sono placate. E ogni sua assenza più o meno prolungata, per malattia, nel corso degli ultimi anni, è stata "analizzata al microscopio". 

Romney in testa ai sondaggi Mentre prende quota il piano bipartisan della "Banda dei sei" (Gang of six) per scongiurare il fallimento degli Stati Uniti, con un mix ben calibrato tra tagli alla spesa e tasse ai più ricchi, non emerge ancora tra i repubblicani una figura forte in grado di conquistare la scena e imporsi come sfidante di Obama nelle prossime elezioni del 2012. Con le primarie alle porte - la corsa per la scelta del candidato inizierà a febbraio - il nome più forte sembra essere quello dell'ex governatore del Massachusetts Mitt Romney. Ma il mormone non sfonda ancora. Ecco perché, secondo molti, l'eventuale discesa in campo di Sarah Palin o di qualcun altro (c'è chi con insistenza parla del governatore del Texas Rick Perry) potrebbe realizzare il colpaccio, conquistando la nomination e impensierendo seriamente Obama. 

La Palin rimescola le carte Un sondaggio Washington Post-Abc assegna a Romney il 30% delle preferenze. Senza la Palin - che fino ad ora non ha annunciato di voler correre - al secondo posto si piazza la deputata del Minnesota Michelle Bachman con il 16%, seguita da deputato del Texas Ron Paul all’11%. Romney rimane il "front runner" (il più probabile sfidante di Obama) anche in caso di candidatura dell’ex governatrice dell’Alaska, ma scende al 26%. La Palin arriverebbe seconda con il 18% e la Bachman scivolerebbe al terzo posto con il 12%. L’ex candidata alla vicepresidenza ottiene molti consensi fra i repubblicani meno istruiti ed è alla pari con Romney alla domanda su chi sia in grado di rappresentare meglio i "valori chiave" del partito. La Palin ottiene consensi in vari settori del Great old party, mentre l’appeal della Bachman sembra essere limitato ai sostenitori del movimento dei Tea party.

Obama: il voto sarà un referendum su di me "Se il prossimo novembre gli elettori sentiranno che sono stato dalla loro parte, che ho lavorato al meglio delle mie possibilità e ho agito bene per muovere il Paese verso la giusta direzione, vincerò. Se non sarà così, allora perderò". È la valutazione che Barack Obama ha fatto nel corso di un'intervista televisiva. Il presidente interpreta le presidenziali del 2012 più come un referendum sulla sua leadership che una scelta tra lui e un candidato repubblicano. "Non intendo dire che l'altro candidato sarà irrilevante - ha precisato Obama -, voglio dire che probabilmente le mie possibilità di vincere sono legate all'opinione degli americani sul mio lavoro". Ed è difficile dargli torto.

Il governatore del Texas scalda i motori Rick Perry ha incontrato, a Los Angeles, un gruppo di persone particolarmente utili per la campagna elettorale: si tratta di influenti fundraiser, professionisti in grado di mobilitare gli elettori-donatori e raccogliere svariati milioni di dollari.

Se Perry capirà di essere in grado di scaldare i cuori ottenendo, in tempi ragionevoli, un bel tesoretto da spendere, allora uscirà allo scoperto e si presenterà come l'uomo nuovo per la Casa Bianca. Dunque è solo una questione di soldi? No. Però prima di iniziare una battaglia bisogna avere sufficienti munizioni. 

 

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