I bambini infelici di Milani narrano il destino di tutti noi

Nel nuovo libro il comico immagina delle esperienze (surreali) dell'epoca in cui andava in colonia in Liguria

I bambini infelici di Milani narrano il destino di tutti noi

Una battuta che si sente ripetere spesso quando si parla di Maurizio Milani è che «Il suo pubblico si divide in due: quelli che lo adorano e quelli che non lo capiscono». La sua vena di scrittura comico-surreale infatti è tanto originale (forse inimitabile) quanto impervia per chi non faccia già parte del suo mondo.

E questo mondo si compone di due aspetti: uno è quello di una realtà comune, di provincia. Milani (all'anagrafe Carlo Barcellesi) vive a Codogno, proprio la cittadina del Lodigiano divenuta famosa per il Covid, non molto conosciuta prima dell'evento. Provincia satellite, si potrebbe dire, a poca distanza da Milano, a cui fornisce ogni giorno una vasta ondata di pendolari. Quando lo scrivente, a seguito delle allarmanti notizie del febbraio 2020, lo chiamò per avere informazioni (era appena scattato il cordone sanitario intorno alla comunità) lui spiegò: «Ma guarda che ogni giorno tra Milano e Codogno vanno e vengono settemila persone». Aveva capito tutto molto prima dei virologi.

L'arguzia di questo autore, che per anni è stato cabarettista, lanciato da Gino e Michele a Zelig e poi ospite di trasmissioni anche molto popolari (da Su la testa a metà degli anni Novanta, fino a Che tempo che fa, o al recente Propaganda Live) è radicata nella cultura e nella vocazione contadina del suo territorio.

Il secondo aspetto è quello della modernità, o meglio postmodernità, intesa come insieme di tic, nevrosi, paradossi sociali e cortocircuiti mediatici. I due àmbiti si scontrano e interagiscono con effetti devastanti. L'ultimo libro, Il bambino che faceva digerire gli orsi (Solferino, pagg. 208, euro 16) è al fondo di una lunga catena di titoli che di per sé ci danno un'idea della sua creatività tentacolare: Vantarsi, bere liquori, illudere la donna (1998), La donna quando non capisce s'innamora (2003), Del perché l'economia africana non è mai decollata (2007), Mi sono iscritto nel registro degli indagati (2010), La la Lambro. In viaggio da fermi tra i siti Unesco della cintura milanese (2020), una produzione copiosissima.

Il suo potere di trasfigurazione della realtà è notevole. In questo libro, per esempio, che ha per sottotitolo «Appunti sulla diseducazione del fanciullo», immagina una serie di situazioni legate a una sua esperienza personale di bambino, quando d'estate veniva mandato, come parecchie migliaia di suoi coetanei negli anni Sessanta e Settanta, in colonia. Nel suo caso sul mare della Liguria, a Spotorno. Dando fondo a una fantasia che si ramifica in tutte le direzioni (non sempre apparentemente con un nesso), Milani immagina un destino tutt'altro che benevolo verso questi poveri bambini. Schiavizzati in modi paradossali, controllati, sottoposti a regole e restrizioni incomprensibili, i ragazzini perlopiù soffrono. Il noi è inevitabilmente un io, quello dell'autore che filtra un'esperienza di formazione con una forte sensibilità e intelligenza.

Al lettore viene chiesto un patto di sospensione dell'incredulità molto impegnativo. Deve proprio entrarci, nel mondo di Milani, fatto di assurdità e iperboli, dove le classiche passeggiate obbligatorie sono trasformate in spedizione per cercare funghi in luoghi irti di tagliole, o la mensa viene condivisa direttamente coi barboni (sì, chiamati così, non senzatetto).

Il rapporto fra i sessi è già problematico, prodromico a quello che sarà negli anni a venire, forse per tutta la vita. Delle bambine ci si innamora il più delle volte invano, perché sono sempre interessate a qualcun altro, di solito un balordo. (In amore la donna vuole tribolare è il titolo di un altro suo libro). Quanto ai riferimenti all'attualità, se ne trovano in quantità enorme, praticamente a ogni pagina, e sono uno sberleffo all'ipocrita morale corrente delle anime belle. Dal «catcalling», che era «la pratica più diffusa dei maschi verso le femmine», ma «allora era considerata al contrario: chi la riceveva era lusingata». E poi ancora, il matrimonio tra maschi, bambini intenti a stilare avveniristici Protocolli di Kyoto, tutto l'ecologismo a buon mercato di questi anni. Argomenti che l'autore tratta da anni a modo suo sul Foglio. Il nonsense prosegue capitolo per capitolo, da Il viaggio fino a Ritorno, secondo una struttura a paragrafi dove si procede a salti, a zig zag, con argomenti che tornano su se stessi a spirale.

L'atmosfera generale del libro però è malinconica. Come in ogni testo comico che si rispetti, il fine ultimo è quello di proporre una realtà rovesciata che ci faccia meditare su quella corrente. Questi bambini sono descritti pensando al futuro che hanno affrontato.

E con grande pietas verso di loro. Qualcuno è diventato presidente di qualcosa, altri sono finiti nelle baraccopoli. La maggioranza si arrabatta con i mestieri più improbabili. Difficile dire quanti di loro oggi siano felici.

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