Difendiamo l'italiano dagli anglicismi

Pure io, come te, incontro difficoltà nella comprensione di parole straniere che vengono adoperate nel linguaggio corrente, in tv e sui giornali senza che venga somministrata anche la traduzione del termine, accortezza che sarebbe doverosa

Difendiamo l'italiano dagli anglicismi
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Caro Feltri,
sono il direttore del più piccolo giornale d'Italia: Il nuovo Corriere della Sila (mille copie appena) che esce però puntualmente da 312 mesi, negli ultimi ventisette anni per raggiungere quei tanti emigrati del mio paese, costretti a partire per l'estero o per l'Italia del Nord. Ogni mese mi affanno a cercare nomi, soprannomi, detti e quant'altro tengono ancora vivo il dialetto delle nostre origini, utilizzandoli nei vari testi del mio giornale. Leggo anche il tuo Giornale da un paio di decenni ma in questi ultimi giorni mi tocca chiedere aiuto per la traduzione (soprattutto nei titoli) di parole inglesi che a me che ho 85 anni fanno tanta rabbia come: Drag queen, Gender, fake, blitz, spread, nadef, baguette, boom, blog, guinness e perfino nello sport: «Il boom della Ryder Cup». Non crede che stiamo regalando l'Italia alla Gran Bretagna in fatto di lingua parlata e scritta?
Cordialmente
Saverio Basile

Caro Saverio,
pure io, come te, incontro difficoltà nella comprensione di parole straniere che vengono adoperate nel linguaggio corrente, in tv e sui giornali senza che venga somministrata anche la traduzione del termine, accortezza che sarebbe doverosa. Esse ci vengono imposte. Si dà insomma per scontato che il pubblico di lettori nella sua globalità conosca quel determinato vocabolo, mentre esso è costituito soprattutto di gente adulta o anziana, alla quale certe espressioni in lingua inglese risultano ostiche.

La lingua italiana andrebbe salvaguardata, conservata, essa è a rischio estinzione. È un fatto che dal 2000 ad oggi il numero delle parole inglesi confluite nell'idioma italiano è aumentato del ben 773 per cento. Inoltre, sono quasi 9mila gli anglicismi presenti sul dizionario della Treccani. Continuando di questo passo potremmo arrivare al progressivo disuso e addirittura alla scomparsa di sostantivi, aggettivi, verbi, sostituiti da espressioni straniere. Cosa che potrebbe sul lungo periodo generare la morte della lingua nazionale.

Il partito Fratelli d'Italia, primo della maggioranza, condivide la necessità di proteggere l'italiano, tanto che la scorsa primavera ha fatto molto discutere una proposta di legge presentata da Fabio Rampelli e altri venti deputati del partito meloniano con la quale si suggeriva di punire mediante un'ammenda l'abuso di forestierismi sia negli atti pubblici che nei contratti di lavoro. La sinistra ha ridicolizzato tale iniziativa, eppure queste regole sono già in vigore in altri Stati membri dell'Ue, come Francia e Spagna, dove mediante una modifica della Costituzione è stato reso obbligatorio il ricorso alla lingua madre nella pubblicità, in ambito lavorativo, nelle pubblicazioni istituzionali, nei contratti, nei servizi, nell'insegnamento e negli scambi commerciali.

Nella premessa della proposta di FdI si legge che: «La lingua italiana rappresenta l'identità della nostra Nazione» nonché un patrimonio «ricevuto in eredità dal nostro passato e dalla nostra storia», «un bene comune». L'art. 3 della medesima proposta prevede «l'utilizzo di strumenti di traduzione per garantire la perfetta comprensione in lingua italiana» dei contenuti degli eventi, come conferenze o riunioni pubbliche, organizzati sul nostro territorio. Molto utile l'art. 7, il quale introduce la creazione di un «comitato per la tutela, la promozione e la valorizzazione della lingua italiana» sia in Italia che all'estero, comitato con il compito di «promuovere la conoscenza delle strutture grammaticali e lessicali» della nostra lingua nonché il suo impiego corretto. Infatti, il problema non consiste soltanto nell'esubero di forestierismi ma anche nell'utilizzo scorretto che gli italiani stessi fanno della loro lingua madre. I giovani non sono in grado di parlare né di scrivere, e non è solamente una questione di congiuntivi o coniugazioni in generale.

Il dominio della lingua inglese può contribuire ad annullare la nostra identità. E tu, caro Saverio, nonostante l'età, sei impegnato in una faticosa battaglia volta alla conservazione del nostro patrimonio linguistico, la nostra una ricchezza, attraverso un lavoro certosino e pesante. E di questo ti sono molto grato.

Per manifestarti la mia riconoscenza presterò la massima attenzione affinché su questo giornale si evitino, per quanto possibile, parole straniere e ne vanga fornito sempre, nel caso in cui se ne faccia ricorso, il corrispettivo in italiano.

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