Mediaset, motivazioni a tempo di record: le toghe hanno fretta di far fuori il Cav

La Corte d'appello di Milano: "Berlusconi fu ideatore, organizzatore e fruitore di una frode aggravata dal ruolo politico"

Mediaset, motivazioni a tempo di record: le toghe hanno fretta di far fuori il Cav

Silvio Berlusconi fu "ideatore, organizzatore e fruitore" del sistema di fondi neri creato da Fininvest per evadere il fisco. Sono le motivazioni della sentenza con cui il 19 ottobre la corte d'appello di Milano ha inflitto a Silvio Berlusconi due anni di interdizione dai pubblici uffici , ricalcolando così la pena accessoria per il reato di frode fiscale al centro del processo per i diritti tv. Il processo-bis, fissato eccezionalmente di sabato, fu assai rapido: un'ora tra relazione,requisitoria,difese e camera di consiglio. E altrettanto veloce è stato il giudice Arturo Soprano nello scrivere le motivazioni della condanna: dieci giorni appena, cinque in meno del tetto minimo consentito dal codice. Da questo momento per i difensori di Berlusconi iniziano a decorrere i termini per ricorrere in Cassazione, ultimo scoglio prima che la interdizione del Cavaliere dalle cariche pubbliche divenga definitiva.

La Corte d'appello spiega anche perchè ha rifiutato di sospendere il processo in attesa che sia deciso il ricorso del Cavaliere alla Corte europea dei diritti dell'uomo contro la legge Severino, che prevede anch'essa la decadenza dalle cariche pubbliche e che rischia di costituire un doppione della interdizione inflitta in sede penale: "In questa sede non si verte sull’applicazione o meno della disciplina della cd. legge Severino che, peraltro ha un ambito di applicazione distinto, ben diverso e certamente non sovrapponibile con quello del presente giudizio". Entrambe le questioni di costituzionalità sollevate dalla difesa di Berlusconi nel corso dell'udienza del 19 ottobre vengono liquidate come "irrilevanti" e comunque "infondate".

Per motivare la interdizione la Corte d'appello afferma che "la condotta ascritta all’imputato consiste in una complessa attività finalizzata a realizzare un’imponente evasione fiscale". Nel corso dei processi sarebbe stata accertata la "particolare intensità del dolo dell’imputato nella commissione del reato contestato e perseveranza in esso"; "a ciò si deve anche aggiungere che il ruolo pubblicamente assunto dall’imputato, non più e non solo come uno dei principali imprenditori incidenti sull’economia italiana, ma anche e soprattutto come uomo politico, aggrava la valutazione della sua condotta".

"Alla luce di tali considerazioni si ritiene che anche la durata della pena

accessoria della interdizione dai pubblici uffici debba essere commisurata alla oggettiva gravità dei fatti contestati e quindi non possa attestarsi sul minimo della pena", concludono le motivazioni depositate questa mattina.

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