La radio toscana che fa tremare la sinistra

I giudici hanno tentato di chiudere l'unica emittente che critica le amministrazioni rosse della Toscana. Il suo patron Gheri Guido è accusato di incitamento all'odio razziale. Ma dietro c'è tutt'altro

La radio toscana che fa tremare la sinistra

C'è una radio in Toscana che mette paura alla sinistra. C'è una radio in Toscana (l'unica) che non è di sinistra e che non vive, come le altre, di soldi pubblici. Ma c'è anche una radio in Toscana che non ha più diritto di andare in onda, perché la sinistra e i giudici di sinistra non la vogliono tra piedi.
Una radio sconveniente, inopportuna, irriverente, e anche un po' rompiballe. Come il suo fondatore e ora conduttore, Guido Gheri, 61 anni, 38 dei quali passati on air. Ha creato, nell'ottobre del 1975 a Scandicci, alle porte di Firenze, Radio Studio54, un isola blu nel mar rosso della Toscana. Con la sua trasmissione mattutina (seguita da quasi mezzo milione di persone) ha dato voce al popolo, agli invisibili, alle persone che una voce non ce l'hanno mai avuta.

Perché Gheri Guido (a Firenze lo chiamano con il cognome davanti) è fatto così, è sempre stato dalla parte della gente meno fortunata e poco da quella dei politici. E così anche quando, nel 2009, lui stesso ha deciso di entrare in politica, diventando consigliere di minoranza (con 1.100 voti ) del Comune, rosso da 70 anni, di Scandicci, con la lista civica "Voce al popolo" (ironia della sorte il sindaco si chiama Gheri), sganciata dai partiti, che ha come simbolo una famiglia dentro un cuore, sorretta da una mano nera e una bianca. Guarda caso però, proprio da allora le cose per lui sono cominciate a cambiare. In peggio, naturalmente. E la sua creatura radiofonica è diventata, agli occhi dei suoi avversari, un'altra cosa. Qualcosa da abbattere ad ogni costo.
E così per far tacere Radio Studio54 sono scattati i sigilli. Su ordine del gip Antonio Pezzuti, che ha accolto una richiesta del pm Christine von Borries, il 26 aprile 2012 i carabinieri hanno sequestrato gli impianti e interrotto le trasmissioni. Chiuso tutto. Le accuse sono pesanti: diffamazione verso un ascoltatore e incitamento all'odio razziale. "Ma quale razzismo? - spiega Gheri al Giornale -. Sono l'unico che ha sempre avuto stranieri a lavorare in radio. Ho avuto tutte le etnie possibili. Quando sono venuti a chiudermi la radio ero in onda con un ragazzo di colore e una ragazza albanese".
Pare che i pm si siano mossi a seguito di una specifica trasmissione sul parcheggio dell'ospedale di Careggi a Firenze: "Erano i cittadini a telefonarmi in diretta dall'ospedale per protestare perché dopo aver pagato la sosta, se non lasciavano anche la mancia agli extracomunitari nel parcheggio, poi trovavano l'automobile graffiata o coi fanali rotti".

E lui si limitava a commenti del tipo: "Mandiamo quelli del calcio storico e questi signori non ci verranno più". Oppure, quando si trattava di aiuti rifiutati da parte degli immigrati, sbottava: "Se non ti piacciono i maccheroni, levati dai c... e torna a casa tua". Volgarità, in verità, non molto diverse da quelle mandate quotidianamente in onda da network nazionali ben più noti e diffusi, ma stranamente immuni da ogni censura.
Il fatto è che in Toscana chi osa buttarsi in politica e per giunta controcorrente rischia grosso. Gheri vuole ricordare anche gli altri suoi incidenti passati: "Gestivo una discoteca dentro una Casa del popolo e lavoravo solo con gli stranieri. L'ho ripulita dai tossici. Tre anni fa me l'hanno fatta chiudere, dicendo che era gestita da "criminali pericolosi". Guarda caso proprio in coincidenza con l'inizio del mio impegno politico".
I pm per evitare la protrazione o l'aggravazione del reato da parte dell'indagato hanno proceduto al sequestro preventivo della struttura che, se il reato fosse commesso di nuovo, potrebbe essere confiscata. Così si abbassa la saracinesca per sette lunghi mesi. "Un danno di immagine e di salute incalcolabile, hanno distrutto me e la mia famiglia", dice Gheri il quale ad oggi ha ceduto la propria quota di proprietà della radio.

Il 30 maggio 2012 arriva un primo dissequestro della radio ma a patto che rimanga sospeso il filo diretto con gli ascoltatori, il programma "Voce del Popolo" di Gheri Guido. Successivamente un nuovo improvviso sequestro. La radio rimane chiusa fino al 29 novembre data in cui su richiesta dell'avvocato Luca Biagi, legale dell'emittente, ottiene il definitivo dissequestro. La trasmissione, prima condotta dal Gheri torna in onda, ma senza di lui. Fino a quando lunedì 28 gennaio 2013, eccolo. Gheri è tornato a far sentire la sua voce fuori dal coro. "Però oggi mi trovo a dover fare un mestiere di semplice conduttore che non è il mio. Questa è l'unica radio in Toscana che da sempre non ha mai preso contributi da Comune, Provincia o Regione. Per questo ho sempre potuto fare una radio libera e dire ciò che volevo. Oggi però sono arrabbiato di non poter fare la vera radio libera come facevo una volta perché se dico qualcosa di sbagliato la radio potrebbe rischiare altri guai".

Gheri, dunque ha ripreso le trasmissioni, e ogni mattina dalle 9 alle 13 è in onda per i suoi numerosi fan. "La gente non ha creduto a quello che è stato scritto. Ricevo ogni mattina 400-500 messaggi. Quello che mi è successo è stata una pugnalata al cuore. Questa è stata la mia radio, la mia creazione e oggi risulto un disoccupato perché per andare in onda devo pagare un affitto. Un affitto a casa mia!".
E Gheri continua a pagare anche il fatto che per anni ha attaccato il sistema degli sprechi regionale e provinciale nonché la giunta del sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Il quale, indispettito per essere stato definito in un dossier "Renzino Spendaccino", lo ha pure querelato. "Altro che Cuba, qui è peggio, una cosa impressionante. Ora nella mia trasmissione mi hanno impedito di parlare di politica. E' così, chi la pensa diversamente in Toscana prima o poi la paga. Loro hanno il potere di distruggerti. Sono deluso da questa società e da un sacco di gente. Non sono stato protetto da nessuno. Io racconto la verità ma non posso più fare il mio lavoro".
Il processo si aprirà il 21 marzo prossimo.

Per giustificare la soppressione del diritto alla libertà d'espressione, garantito peraltro dalla Costituzione all'articolo 21, in Toscana sono disposti a tutto. Il bavaglio è sempre più stretto, tanto che ora si rischia l'asfissia.

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