Quegli insulti a senso unico che non indignano la sinistra

Da Berlusconi alla Carfagna, da anni gli esponenti del centrodestra vengono offesi nei modi più volgari ma Napolitano non ha sentito il dovere di difenderli

Quegli insulti a senso unico che non indignano la sinistra

Mettiamola così: la barbarie non è uguale per tutti. Ci sono offese come quelle dei grillini contro Laura Boldrini che sollevano l'indignazione (sacrosanta, intendiamoci) delle vergini immacolate di cui è sempre piena la sinistra italica. E altre derubricate a quisquilie, equivoci. E so' ragazzi.

Parliamo di offese alle donne, no? Ebbene negli ultimi anni ce ne sono state tante contro quelle del Pdl senza che mai dal Colle rotolasse non diciamo il masso dello sdegno ma nemmeno il sassolino del fastidio. Prendete Mara Carfagna. Di lei Sabina Guzzanti disse, in una pubblica piazza: «Tu non puoi mettere alle Pari Opportunità una che sta là perché ti ha succhiato l'uc...lo!». La comica romana fu condannata a un risarcimento di 40mila euro ma sul piano dell'immagine non pagò pegno. Sempre la Carfagna si beccò un «la signora ha usato il suo corpo per arrivare dove è arrivata» da Carla Corso, rappresentante delle lucciole, quando firmò un ddl che inaspriva le pene contro la prostituzione. Napolitano brillò per il suo silenzio allora e quando Maria Luisa Angese scrisse su Sette di Giorgia Meloni che «con quella faccia da ET sarebbe indicata per scrivere una fenomenologia dei buchi neri». E quando Lidia Ravera nel 2004 sull'Unità fece le seguenti notazioni fisiognomiche su Condoleeza Rice, segretaria di Stato Usa: «Con quelle sue guancette da impunita è la lìder maxima delle donne-scimmia».

Ancora donne insultate e abbandonate: quelle del Pdl se ne sentirono dire di tutti i colori l'11 maggio 2013 durante una manifestazione a Brescia da parte di militanti di Sel. Richiesta di un cenno di solidarietà, la Boldrini, che con Vendola è stata eletta a Montecitorio, fece la gnorri. Le ragazze del Rubygate, interrogate con domande intime oltre ogni necessità investigativa da Ilda Boccassini. Francesca Pascale, definita lesbica da Michelle Bonev in una puntata di Servizio Pubblico di ottobre scorso che non rappresentò la pagina più alta della carriera giornalistica di Michele Santoro. L'atleta russa Elena Isinbayeva, che per avere goffamente difeso le leggi anti-gay di Putin si beccò questo augurio da parte di un esponente del Pd sardo: «Per me possono anche prenderti e stuprarti in piazza».

Né sono mai state considerate barbare le prese in giro di malattie, handicap o difetti fisici. Umberto Bossi ne sa qualcosa, le conseguenze del suo ictus sono state spesse ridicolizzate: Beppe Grillo ad Annozero ne parodiò la parlata affannata. Renato Brunetta non è stato risparmiato per la sua statura, né Giuliano Ferrara per la sua stazza. Anche di Berlusconi si è preso spesso di mira l'aspetto fisico, giustificando tutto come salubre espressione di satira. Sarà. Ma certo non furono satiriche le parole di Umberto Eco nel 2011 a Gerusalemme: «Berlusconi come Mubarak e Gheddafi? No, intellettualmente parlando il paragone potrebbe essere fatto con Hitler: anche lui giunse al potere con libere elezioni». Agghiacciante.

E a proposito di paragoni indecenti c'è quello inventato di nuovo da Grillo dopo un colloquio Napolitano-Berlusconi: «È come se Herbert Hoover, presidente degli Usa negli anni Trenta, avesse invitato Al Capone per discutere del mercato degli alcolici». Ah, a proposito: il settimanale tedesco Spiegel nel 2003 dedicò al Cav una copertina con il titolo: «Il Padrino». Come si dice in tedesco barbarie?

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