Renzi si presenta da furbetto: subito la legge elettorale, ma...

Premier ambiguo: Italicum in Aula la settimana prossima però va agganciato alle altre riforme. In nottata la fiducia al Senato, con soli 169 sì. Oggi la replica a Montecitorio

Renzi si presenta da furbetto: subito la legge elettorale, ma...

La fiducia al primo governo Renzi arriva a notte alta, dopo una vera maratona oratoria in Senato: appena 169 sì, 139 no. Letta ne aveva avuti 173.
I fogli in mano li aveva, frutto del lavoro di giorni di consiglieri e spin doctor cui ha chiesto scalette, schede, approfondimenti, slogan efficaci. Ma come al solito Renzi li ha tenuti lì solo come traccia: al dunque si è affidato all'istinto e ha parlato a braccio. Causando un piccolo terremoto dietro le quinte del Palazzo: quando si è trattato di andare a depositare l'intervento alla Camera dei deputati - che oggi voterà la fiducia - l'intervento materialmente non c'era e gli stenografi sono stati costretti ad una frenetica corsa contro il tempo per sbobinare e mandare in stampa il testo. Risultato, un'ora di ritardo e slittamento del dibattito. Nel frattempo, Obama lo cercava al telefono da Washington, per fargli le congratulazioni.

Un esordio spiazzante, quello del neo-premier, fuori dalle liturgie parlamentari: «Ha cominciato dando ai noi senatori l'estrema unzione», nota Roberto Formigoni: non esattamente una captatio benevolentiae. Per non parlare degli aspri battibecchi in diretta coi grillini. Ma se senatori e addetti ai lavori sono perplessi e critici, fuori dal Palazzo è un'altra storia: lo riconosce anche un Pd critico come il lettiano Francesco Russo: «Parla all'opinione pubblica, non a noi, e lì il suo messaggio funziona».
Quando Renzi è arrivato in aula, ha trovato Angelino Alfano già piazzato a fianco della sua sedia: il leader Ncd era arrivato addirittura in anticipo pur di accaparrarsi il posto più vicino a Renzi e assicurarsi la «video-opportunity». Con quanto entusiasmo da parte di Renzi, che ha sempre evitato di farsi fotografare con l'alleato, è facile immaginare. Sulle cose che più stanno a cuore agli alfaniani, comunque, il premier è stato sufficientemente vago da accontentarli. A cominciare dalla nuova legge elettorale, la cui approvazione gli Ncd vogliono ritardare il più possibile, per timore di ritrovarsi trascinati al voto anticipato con sbarramenti capestro. «Ambiguo», lo bolla il capogruppo Fi Paolo Romani, cui l'alfaniano Maurizio Lupi ha assicurato che «con noi Renzi ha fatto un accordo chiaro per legare l'Italicum all'approvazione delle riforme costituzionali». Il premier però ha usato un giro di parole che a nessuno dà certezze: ha sottolineato che «c'è un nesso politico tra riforma elettorale, del Senato e del titolo V, tre parti di una stessa operazione». Aprendo a possibili modifiche della riforma del Senato (su cui sono note le perplessità di molti, da Napolitano allo stesso Pd), affidata in prima lettura proprio a Palazzo Madama.

Ma ricorda anche che l'Italicum «è pronto per essere approvato alla Camera ed è una priorità», necessaria per «evitare che la politica perda ulteriormente la faccia». L'Italicum tornerà nell'aula di Montecitorio, presumibilmente, la prossima settimana, e grazie al contingentamento avrà tempi rapidi di approvazione. Resta da vedere se e quando verrà discusso al Senato, e un esponente centrista della maggioranza assicura: «Vedrete che Renzi non farà salti mortali per accelerarla, ora che è a Palazzo Chigi. Ma alla prima difficoltà dentro la maggioranza imporrà lo sprint, per avere in mano un'arma carica».


Anche sui diritti, dallo ius soli alle coppie di fatto, Renzi invoca «compromessi» ed evita di entrare nel merito, causando l'ira di Vendola e alimentando malumori nel Pd. «In aula voteremo per disciplina, ma sia chiaro che qui gli diamo la nostra sfiducia», ha sintetizzato nell'assemblea del gruppo Mario Tronti.

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