
La rete di complicità straniere che protegge il criminale di guerra ricercato per crimini contro l’umanità Osama Najim, noto come Almasri, parte da Londra. Mentre in Italia si discute della mancata consegna da parte dell’Italia del generale libico, comandante del Dipartimento della Polizia giudiziaria libica alla Corte penale internazionale (Cpi), il quotidiano britannico «The Telegraph», ricostruisce la filiera dei suoi contatti attraverso l’analisi dei documenti trovati in suo possesso, come carte bancarie emesse dagli istituti di credito Barclays e Hsbc e biglietti da visita di una farmacia e di uno studio legale con sede a Londra.
Almasri è sospettato di controllare le rotte del traffico di migranti verso l’Europa e una rete di prigioni dove si praticavano tortura e schiavitù fra cui il famigerato carcere di Mitiga, era stato arrestato in Italia a gennaio e rilasciato dopo soli due giorni. Un corto circuito che, secondo la ricostruzione del Giornale, è legata all’errore del Procuratore generale di Roma di considerare irrituale l’arresto (legittimo) della Digos di Torino, un vizio in cui è caduta anche la Corte d’Appello della Capitale, che così ha deciso di procedere al suo rilascio senza che il Guardasigilli Carlo Nordio, come ha spiegato in aula, avesse il tempo di valutare il corposo dossier.
Almasri, come sappiamo, è arrivato in Italia per guardare Juve-Milan dopo essere passato indisturbato ma monitorato attraverso Regno Unito, Francia, Olanda, Germania e Svizzera, mentre il mandato di cattura è arrivato nella notte tra il 18 e il 19 gennaio, portando al blitz delle tre del mattino su ordine dell’Interpol mentre Almasri sta dormendo a Torino. Poche ore prima il famigerato capo del penitenziario di Mitiga era tornato nel nostro Paese da dove era arrivato in aereo, con scalo a Roma e direzione Londra. Era stato fermato il 15 gennaio per un controllo, di routine o no, lungo la strada verso Monaco. Un suo collaboratore aveva noleggiato una macchina a Bonn dichiarando di volerla restituire a Fiumicino il 20 gennaio. Almasri era già stato inserito il 10 luglio 2024, 3 mesi prima della chiusura dell’inchiesta della Corte internazionale, nella cosiddetta «blue notice » dell’Interpol visibile solo alla polizia tedesca, che prevede di informare subito L’Aja su qualsiasi movimento dell’individuo segnalato. Dal 4 novembre 2024 i tedeschi hanno registrato il generale libico nella loro banca dati.
Questo significa che al momento del fermo gli agenti vedono subito la «blue notice» e informano la Corte. Appena il 18 gennaio la nota blu viene estesa dalla Corte de L’Aja a Belgio, Regno Unito, Austria, Svizzera e Francia, ma non all’Italia dove i tedeschi sapevano che si era diretto Almasri. Solo alle 22.55 del 18 gennaio la Corte chiede all’Interpol di sostituire la blue notice con quella rossa, che arriva anche all’Italia.
Il quotidiano britannico ha contattato lo studio legale e la farmacia britannici citati nei documenti: tre persone dello studio legale, situato nel quartiere Chinatown di Londra, si sono rifiutate di commentare la vicenda; mentre tutti coloro che lavoravano nella farmacia hanno affermato di non ricordare di aver mai visto Almasri. I beni di Almasri si estendono anche fino alla Turchia, dove risulta detenere il controllo almeno di un’azienda registrata a suo nome.- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
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