La sinistra ritenta il metodo Grasso: Bonino al Colle

Pd e Sel puntano sulla radicale per convincere M5S. Ma Grillo la detesta

La sinistra ritenta il metodo Grasso: Bonino al Colle

Roma- Schema che vince non si cambia. E così dentro Pd e Sel si riflette su nomi appetibili per il Quirinale, pontieri potenzialmente trasversali, figure che possano servire come calamita per i grillini. In sostanza si cerca un candidato per il Colle che possa incrinare certezze e indicazioni dall'alto e magari creare le condizioni per una ripetizione di quanto accaduto al Senato in occasione dell'elezione di Pietro Grasso, una trappola che ha scombinato le certezze del Movimento Cinque Stelle e costretto alla linea dura lo stesso Beppe Grillo.

Questo tentativo di «seduzione per la sopravvivenza» sarebbe sponsorizzato tanto da Pier Luigi Bersani quanto da Nichi Vendola. Il governatore pugliese si è anche lasciato sfuggire una indicazione. «Occorre continuare a stupire il Paese, a dare speranza. Pensiamo ad esempio a un candidato al Quirinale in una forma nuova, a una candidata». Inevitabile che il pensiero di molti sia subito corso ad Emma Bonino. L'idea è che la candidatura dell'ex commissaria europea possa aprire un'altra falla nelle certezze isolazioniste dell'M5S, costringere i grillini in presenza di altri nomi sicuramente più legati alla politica di Palazzo come Massimo D'Alema o Romano Prodi, a convergere su un candidato che porti con sé elementi di rottura e discontinuità. E prepari il terreno per assicurare una navigazione un po' meno tormentata all'estremo tentativo di formare un governo di minoranza.

In realtà i rapporti tra Beppe Grillo ed Emma Bonino non si possono definire idilliaci. Se nel lontano '97 Grillo la definì «l'ultima romantica della politica», successivamente, come ricordato da Dimitri Buffa su L'Opinione «in una dichiarazione che offese non poco la sensibilità radicale disse: se il Movimento 5 Stelle farà boom il prossimo presidente non sarà un'emanazione dei partiti, come la Emma Bonino. Come a volersi scrollare da dosso un eventuale debito di royalty da pagare alle idee radicali». Rilievo, quest'ultimo, più che corretto visto che molte delle idee cardine del M5S hanno un copyright pannelliano: dall'abolizione del finanziamento ai partiti alla trasparenza on line fino all'anagrafe degli eletti e dei nominati. Grillo, inoltre, attaccò la Bonino anche per l'apertura all'ingresso della Romania nell'Ue, accusandola come ministro delle Politiche comunitarie di aver «spalancato le porte» a «30 milioni di cittadini rumeni». «Si tolga la giacchetta da stilista e si dimetta subito». Infine un'altra stoccata arrivò per una sua presunta vicinanza al Gruppo Bilderberg, probabilmente dovuta alla sua partecipazione a una conferenza di questo club molto chiacchierato. Immaginare, però, la candidatura di un'altra donna al Quirinale è tutt'altro che facile. L'altro nome che gira è quello di Anna Maria Cancellieri, anche lei apostrofata dal comico sul suo blog con giudizi ironici e taglienti dopo alcune preoccupazioni espresse sui No Tav.

La partita, dunque, è ancora tutta da giocare.

Finora Grillo ha espresso il proprio gradimento per nomi di bandiera come quelli di Renzo Piano, Dario Fo e Antonio Di Pietro. Ma se davvero tenesse fede all'impegno di consultare il web, il finale di partita potrebbe essere tutt'altro che scritto.

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