"Io, stuprata nell'ascensore. Il mio corpo era uno scarto"

La lettera della giovane violentata sulla Circumvesuviana di Napoli da tre ragazzi. Due di loro sono già a piede libero

"Io, stuprata nell'ascensore. Il mio corpo era uno scarto"

"Il mio corpo era diventato scarto e oggetto". Descrive così gli attimi della violenza sessuale la 24enne vittima del branco su un ascensore della Circumvesuviana di San Giorgio a Cremano (Napoli). E lo fa con una lettera aperta, scritta di suo pugno dopo che il Riesame ha scarcerato due dei tre giovani fermati il 6 marzo scorso per lo stupro.

"Bastano pochi minuti e ritorno col pensiero", scrive la giovane, "Erano attimi di incapacità a reagire di fronte la brutalità e la supremazia di tre corpi. Erano attimi in cui la mente sembrava come incapace di comprendere, erano attimi di totale perdizione dell'essere. E dopo che il corpo era diventato scarto e oggetto ho provato una sorta di distacco da esso. Il mio corpo, sede della mia anima, così sporco". La ragazza racconta anche gli attimi dopo l'abuso, quando si è ritrovata sola a fare i conti con quello che era appena successo: "Mi sembrava di essere avvolta dalla nebbia mentre mi trascinavo su quella panchina dopo quelli che saranno stati 7 o 8 minuti. Mi sono seduta e non l'ho avvertito più. Ho cominciato ad odiarlo e poi a provare una profonda compassione per il mio essere. Compassione che ancora oggi mi accompagna, unita ad una sensazione di rabbia impotente, unita al rammarico, allo sdegno, allo sporco, al rifiuto e poi all'accettazione di un corpo che fatico a riconoscere perché calpestato nella sua purezza".

La visita medica a cui si era sottoposta, aveva confermato la violenza sessuale in prede al cosiddetto effetto "freezing", un fenomeno naturale che viene innescato per difesa dal cervello e che rende incapace la vittima di reagire. Eppure due dei tre indagati sono tornati a piede libero. "Se avessi saputo tutto questo non avrei denunciato", si era sfogata la ragazza ieri, "Sono stata interrogata per ore dalla polizia, dai magistrati e dagli psicologi. Ho cercato di dare il massimo contributo, e a che è servito? A niente. Pensano che sia colpa mia. Hanno creduto a loro tre e non a me".

Ora, nella sua lettera, parla anche del futuo che "diviene una sorta di clessidra".

"Consumato il corpo e la mente dal tempo odierno ricerca una vita semplice", scrive, "Mi piacerebbe essere a capo di un'associazione che si occupa della prevenzione, della tutela e della salvaguardia delle donne, ragazze, bambine a rischio, perché donare se stessi e il proprio vissuto per gli altri è l'unico modo per accettarlo".

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