
«Il prezzo è giusto». Il Comune manda in campo l'Agenzia delle Entrate per difendersi dalle accuse - e dall'esposto - del comitato «Sì Meazza» che ha dato il via a un'inchiesta della Procura, per ora senza ipotesi di reato e indagati, e della Corte dei Conti sulla vendita del Meazza e delle aree limitrofe. La giunta ha aperto il bando fissando come base d'asta 197 milioni (72,9 per il Meazza e 124 per i terreni), il prezzo fissato dall'Agenzia delle Entrate. Ieri ha pubblicato on line due lettere di chiarimento fornite dalla stessa Agenzia, per rispondere alle accuse sollevate dal presidente dei «Sì Meazza» Luigi Corbani e dal consigliere del gruppo misto Enrico Fedrighini. «La base l'asta non può che essere 403 milioni, non è una svendita di fine stagione a Milan e Inter» sostiene il primo, il secondo contesta il «deprezzamento per obsolescenza funzionale» del Meazza citando i progetti di restyling prodotti da Arco Associati e Webuild che dimostrerebbero la possibilità di aumentare gli spazi commerciali. Ma l'Agenzia, in estrema sintesi, ha dovuto valutare la «Scala del calcio» come un manufatto e non come un monumento, e non ha preso in considerazione ipotetici restyling, ma si è basata sullo stato di fatto e il valore di mercato dello stadio di calcio. L'Agenzia, si legge in risposta a Fedrighini, «non si è espressa sulla fattibilità tecnica della ristrutturazione, non era lo scopo e non ha nemmeno i dati del progetto Webuild». Per arrivare ai 72,9 milioni ha quantificato il deterioramento fisico e l'«obsolescenza funzionale» del Meazza in termini economici». Ha caratteristiche «non più adeguate alle richieste» dei club, «non allineate agli stadi di nuova concezione (più sky box, maggior superficie per sale Hospitality-executive, spazi commerciali e di intrattenimento ecc)». Ha «carenze a livello di efficacia ed efficienza tali da comportare un'obsolescenza funzionale pari al 30%». Un valore ricavato comparando il Meazza «con uno stadio di nuova concezione come quello della Juventus». Ogni spettatore allo Stadium genera in media 53,4 euro contro i 32,86 dell'Inter e i 29,68 del Milan. La differenza di reddittività è del 28%». Una decurtazione «stimata in 69,4 milioni» che «insieme a quella del deterioramento fisico» porta a «quantificare il valore dello stadio nello stato di fatto».
A Corbani precisa che per la stima non ha considerato «i costi di realizzazione del nuovo stadio, rifunzionalizzazione del vecchio né gli eventuali costi di bonifica. Le ipotesi non impattano con l'attuale valore del manufatto». E per determinare il valore di mercato del Meazza ha usato «il procedimento del costo di costruzione deprezzato» e non «un approccio reddituale». Troppe incertezze. L'orizzonte temporale dei canoni certi «è breve», nel 2030 scade la concessione ai club e il contesto è di un «monopolio bilaterale: Comune unico proprietario e Inter e Milan uniche società calcistiche interessate all'affitto». Se «come sostengono da tempo» saltasse la vendita e traslocassero «sarebbe difficile intercettare un soggetto» in grado di coprire a lungo il canone.
Per il valore delle aree (124 milioni), le destinazioni esclusivamente non residenziali (commercio e terziario) «comportano una riduzione del valore». E visti i tempi per il nuovo stadio «non si può considerabile come area immediatamente edificabile».
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