Una location di lusso per il governatore

Non solo gnocchetti in bianco e lombetto di vitello. Villa Piccolomini, utilizzata ormai come residenza privilegiata da parte di Marrazzo e dai membri del suo staff, nasconde molto di più di una «semplice», si fa per dire, cena per quattro persone dal costo di 1.300 euro. Come una specie di voragine la villa, che fu del conte Piccolomini e che è gestita dalla fondazione «per l’accademia di arte drammatica» alla sua memoria, inghiotte, e mai verbo fu appropriato, migliaia di euro di gestione.
Nelle intenzioni del governatore il palazzo seicentesco sarebbe dovuto diventare la sede di conferenze stampa e incontri. «Razionalizziamo i convegni e diminuiamo gli sprechi nei buffet - le parole di Marrazzo il 10 giugno 2006 -. Stiamo valorizzando Villa Piccolomini, sarà il nostro centro convegni e quindi basta ristoranti e alberghi». Peccato che tra il 2006 e il 2007 l’amministrazione regionale abbia speso 466mila euro per la gestione della villa. Una cifra enorme. Specie se rapportata a un deficit sanitario che supera i 9 miliardi di euro. Nel dettaglio sono tre le delibere che riguardano la fondazione. La prima (A 1799), datata 29 maggio 2006, è la convenzione stipulata tra l’Ipab fondazione Nicolò Piccolomini e la Regione per «la fornitura di servizi utili e necessari allo svolgimento delle attività di comunicazione istituzionale e di rappresentanza del presidente e della giunta regionale». L’impegno di spesa è di 146mila euro. Altri 70mila euro, poi, sono costate ai contribuenti del Lazio le spese di gestione della convenzione (delibera A 3595 del 27 ottobre 2006). Spese di gestione per modo dire. Infatti nella delibera appare chiaro che i soldi servono a «realizzare interventi finalizzati a migliorare l’accoglienza e l’organizzazione degli eventi previsti (...) che necessitano una cornice adeguata». Un vero e proprio piccolo restauro. Da notare, però, che il precedente, costato circa sei miliardi di lire, risale al 1999.
Ma è nell’anno successivo che arriva la stangata per i disastrati bilanci regionali. La proroga della convenzione per l’anno in corso, infatti, porta nelle tasche del commissario che regge la fondazione, Luca Voglino, la bellezza di 250mila euro.
«L’austerity vale per tutti, a parte l’esecutivo regionale guidato da Marrazzo - ha commentato il capogruppo alla Pisana della Dc per le autonomie Fabio Desideri -. La passata amministrazione utilizzava come sede per incontri, convegni e conferenze le sale interne al palazzo di via Colombo: Aniene, Tevere e Tirreno. Quella attuale ha voluto e preteso una location di lusso. Il 10 giugno 2006 Marrazzo annunciò un piano per “imporre l’austerity di fronte al profondo rosso dei conti pubblici”. Alla luce di ciò è chiaro che il presidente del Lazio non è più credibile».
Ma non si esauriscono nei 466mila euro le spese di Villa Piccolomini. A questi bisogna aggiungere almeno i 100mila euro di stanziamento per la nascita della fondazione «Casa delle regioni del Mediterraneo», datato agosto 2006, che ha sede proprio nel palazzo di via Aurelia Antica. Tra le iniziative organizzate nella sede della fondazione nata per «diffondere la cultura della pace e della convivenza», spiccano i corsi di cucina gratuiti per donne di recente immigrazione dal titolo «Sette menù in sette giorni» del giugno 2007.

«L’idea - spiegava Rosella Mengozzi, presidente di “Saperi e sapori” che ha promosso l'iniziativa - è quella di usare la cultura del cibo come strumento di conoscenza e di reciproca comprensione». Insomma, il cerchio si chiude. Dalla cucina «per la pace» agli gnocchetti «per il terzo scalo del Lazio», in fondo, il passo è breve.

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