
Ha lamentato "un salto di qualità" contro le toghe, anche rispetto ai tempi del berlusconismo. Per difendere la propria categoria professionale, Giuseppe Santalucia non poteva però scegliere paragone più fragile. Nel giorno in cui ha annunciato la propria volontà di non ricandidarsi alla guida dell'Anm, il magistrato è tornato a criticare la politica, evocando però un periodo storico tra i più controversi proprio in riferimento all'attività giudiziaria.
"Oggi c'è un'idea per cui questa autorità giudiziaria indipendente minerebbe la primazia e la sovranità di chi ha un'investitura popolare per mandato elettorale. C'è questa idea che chi è eletto deve necessariamente sopravanzare sui poteri dello Stato che non hanno legittimazione elettorale", ha dichiarato il presidente dell'Anm all'agenzia LaPresse. "Questo - ha poi aggiunto - era già balenato negli anni precedenti, ma ora si fa sempre più strada, prende sempre più corpo e viene diffuso anche dai soggetti istituzionalmente più autorevoli che chi non è eletto deve tacere e sottostare alla volontà dell'eletto. Questo non è in linea con la nostra Costituzione".
Su questo fronte, ha proseguito Santalucia, "anche rispetto ai tempi del berlusconismo c'è sicuramente un salto di qualità perché viene ripetuto a ogni occasione 'voi giudici non avete diritto di interferire' e i controlli vengono intesi come interferenza anziché come cooperazione al bene comune". Nella propria intemerata, il magistrato ha però scelto un'argomentazione non proprio calzante. Se è vero infatti che ai tempi del Cavaliere si parlò molto di "giustizia politicizzata", è altrettanto vero che proprio in quella fase si verificarono vicissitudini tali da alimentare quel sospetto. Nel libro Il Sistema, scritto con Alessandro Sallusti, l'ex presidente Anm Luca Palamara a raccontare di una mobilitazione delle toghe per minare l'ultimo governo Berlusconi. L'ex magistrato romano, in quelle confidenze, parlò anche di "colloqui diretti" con l'allora presidente della Repubblica Napolitano.
Oggi, a distanza di anni, sono cambiate tante cosa. Ma non il desiderio dell'Anm di far sentire la propria voce. In caso di referendum sulla riforma della giustizia - ha infatti spiegato Santaluicia a LaPresse - l'impegno dell'Anm "ci sarà e sarà anzi doveroso". Il giudice ha poi precisato che non si tratterà di "un'attività politica per interferire con le prerogative parlamentari, questa è una lettura distorta che chi non ci vuol bene spesso propaganda". L'impegno - ha aggiunto - "per noi non è un diritto ma un dovere per chi ha maggiore informazione e maggiore sensibilità tecnica su alcuni aspetti". Questi aspetti, ha dunque concluso, "non possono che riguardare tutti nella misura in cui toccano la Costituzione che è il nostro collante come comunità e credo che sia doveroso intervenire e farlo sfruttando ogni occasione. Poi i cittadini decideranno".
Niente da fare: la visione di una magistratura che limiti a svolgere il proprio ruolo nella aule di tribunale, secondo quanto previsto dai codici del diritto, non sembra contemplata. E anche sulla riforma della giustizia Santaluicia è tornato a ribadire le proprie critiche. "Coltiviamo fino in fondo la fiducia che il Parlamento possa avvedersi che questa riforma costituzionale non porta nessun beneficio alla giustizia intesa come servizio. Ci sarebbe molto da fare ma questa riforma costituzionale, guardando al rapporto tra poteri e non alla giustizia come servizio, si disinteressa quel profilo".
Stessa storia per la separazione delle carriere: bocciata anche quella, figurarsi.
"Se guardiamo al profilo della tempestività e della qualità del servizio, i cittadini non avranno alcun beneficio. Ci potrà essere invece un danno importante in termini di minore autonomia e minore indipendenza sia del giudice che del pubblico ministero", ha sostenuto il presidente Anm.
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