Da Menotti a Cavasin, il Settebrutto dei mister blucerchiati

Da Menotti a Cavasin, il Settebrutto dei mister blucerchiati

(...) per sostituire Di Carlo i Garrone avessero scelto Cagni al posto di Cavasin la Sampdoria sarebbe ancora in serie A -. Personalmente ho cominciato ad avere forti dubbi su Atzori quando risultarono palesi le sue sfide private con il miglior bue della stalla - il presunto sfaticato Piovaccari - e la gradinata Sud nel forzato recupero di Maccarone: la lunga esperienza mi ha insegnato che l'allenatore manicheo che decide la formazione esclusivamente in base alla partitella di mezza settimana, quando i Fornaroli e dintorni fanno 4 gol (preferibilmente alla lunga, a forze affaticate) alla squadretta di passaggio, è fallito in partenza. Poi venne la sconfitta casalinga contro il tetragono Torino di Ventura e compresi che l'organico blucerchiato non era precisamente «corazzato» come superficialmente spacciato dalla vulgata. Poi ci fu il sofferto pari casalingo con il Sassuolo di Pea (pensate: era qui in casa…), la cui lezione di calcio mi convinse che per questa Sampdoria sono una chimera i primi due posti che alla fine daranno diritto alla promozione diretta in serie A. Poi venne a Marassi il Cittadella e in apertura di ripresa, in previsione del disperato arrembaggio sotto la Sud, Atzori sostituì Piovaccari in favore di Maccarone: da quel momento ho cominciato a sostenere, su queste colonne e in tivù, che per salvare almeno l'ingresso ai play-off la Sampdoria doveva liberarsi immediatamente di Atzori. E prendere Del Neri. Invece si è perso tempo, si sono presi solo 4 punti sui 12 in palio nelle successive 4 partite (N.B. 10 punti sui 24 in palio nelle 8 partite disputate a Marassi è il miserrimo «score» casalingo di Atzori) e per fortuna nella disgrazia è bastato il piccolo Vicenza di Cagni a far comprendere ai Garrone che la misura era colma.
E ora? A 6 turni dalla conclusione del girone d'andata, a prescindere da Torino e Sassuolo che stanno rispettivamente sopra di 12 e 9 punti rispetto alla Sampdoria, il Pescara di Zeman è a +7, il Padova di Dal Canto a +6, la Reggina di Breda a +5 e il Verona di Mandorlini a +3, mentre il Varese di Maran è alla pari a quota 22 e il Bari di Torrente, cui si andrà a far visita sabato pomeriggio senza gli squalificati Gastaldello e Obiang, sta sotto di uno e medita il sorpasso. Ci vuole una mano forte in panchina, che convinca i Garrone (e Sensibile: anche lui sotto osservazione per avere scelto e difeso ad oltranza Atzori e non essere riuscito a sfrondare la «rosa») a tagliare col machete una decina di elementi in soprannumero (compreso il cagionevole Semioli) e procurarsi due o tre rinforzi autentici (un collaudato regista e due forti cursori di fascia laterale in aggiunta all'imprescindibile Foggia). A meno che non si voglia rallegrare l'ambiente con Toninho Cerezo che sta frequentando il corso per il patentino di prima categoria («garantito» da Nicolini che ce l'ha), chi sarà il prescelto fra Donadoni Iachini e De Canio, visto che Del Neri «costa troppo»? Per come vedo io il calcio, tenuto conto della tradizionale signorilità della Sampdoria direi Donadoni o De Canio, ma non lo dico sennò prendono di corsa Iachini. Quanto ai Garrone, comunque benemeriti, spero ardentemente che si convincano una volta per tutte che il miope risparmio di 5 milioni di euro - esemplifico - costa invariabilmente loro 10 volte tanto.
Con un repentino balzo in serie A ricordo infine che, dopo la lunga pausa azzurra, domenica pomeriggio tornerà finalmente in campo il Genoa (ore 15.00) ospitando il Novara. Pensate che bello se Preziosi, invece di prendere Airone e Cammello, si fosse tenuto Mattia Destro (Siena) e/o Richmond Boakye (Sassuolo) e/o Antonino Ragusa (Reggina). Beh, pazienza.

Nella speranza che quei po' po' di virgulti il presidente ce li faccia gustare nel prossimo campionato insieme con Isaac Cofie, il potente play-maker in forza al Sassuolo che mi ricorda Vieira, faccio voti affinché Malesani - dimenticata Firenze - ci riproponga il Grifone rampante che riuscì a spaventare la Zebra e artigliare la Lupa.

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