Se l’Istituto dei tumori diventa una galleria d’arte

L’accettazione dell’ospedale ospita i quadri di un paziente-pittore. Il direttore di Chirurgia toracica: «Coinvolgerò anche degli scultori»

Se l’Istituto dei tumori diventa una galleria d’arte

La location non è di quelle che si nominano a cuor leggero: Istituto dei Tumori. Eppure c'è chi crede che anche qui possa esservi spazio per l'arte che, come ben sapevano gli antichi greci, è un efficace farmaco per la psiche e dunque anche per il corpo. Si spiega così lo strano fermento che nei giorni scorsi animava la grande hall di accettazione dell'ospedale di via Venezian che quotidianamente si affolla di persone in attesa di un consulto, di un appuntamento, o soltanto di un responso.

Tutti seduti aspettando il proprio turno, fissando le porte numerate e le pareti chiare, con qualche spola alle macchinette del caffè se l'attesa si fa troppo lunga. Gli occhi però questa volta sono inevitabilmente attirati da un'esplosione di colore che si irradia da grandi tele sospese tra i lucernari del soffitto. Rosso di cadmio, blu oltremare, ocra gialla: dietro il colore c'è sempre una rivelazione, diceva il pittore americano Mark Rothko, maestro dell'arte astratta. Deve averci pensato anche l'artista giapponese Tetsuro Shimizu, autore delle undici opere che hannno trasformato il salone dell'ospedale. Ma il merito dell'iniziativa va soprattutto a chi è convinto che la medicina a nulla vale senza il recupero della sfera emotiva dell'uomo.

Il dottor Ugo Pastorino, direttore del dipartimento di Chirurgia Toracica dell'Istituto, è un grande appassionato d'arte. E prima che uno dei suoi pazienti, il giapponese Shimizu, gli proponesse la mostra inaugurata in questi giorni, aveva già coinvolto altri artisti nei padiglioni dell'ospedale. «Cominciai nel 2010 - racconta Pastorino - e avevo chiesto ad un gruppo di fotografi di raccontare storie di pazienti che erano stati giudicati incurabili e che invece erano guariti. Trentatrè ritratti sono stati esposti per diverso tempo all'interno di tutto il reparto». Poi il progetto di un libro fotografico che sarà pubblicato dalla Fondazione Garavaglia e che contiene altri racconti - protagonisti questa volta i bambini e le loro famiglie - realizzati con sensibilità dall'artista Enzo Cei.

«Prossimamente - dice Pastorino - mi piacerebbe coinvolgere degli scultori, anche se la grande scommessa sarà riuscire a lavorare al fianco degli architetti della futura Città della Salute per un'idea di ospedale sempre più umanizzato». Un progetto che non ha alcun intento decorativistico. «Ciò che mi sta a cuore è che gli artisti interagiscano con questo luogo e che dalle loro idee nasca un messaggio profondo. Proprio per questo distribuirò un questionario ai pazienti per conoscere le loro reazioni alle opere di Shimizu e alle prossime mostre».

Emblematico il caso dell'artista giapponese che, durante le cure, ha offerto la propria arte all'ospedale. «Mi disse: dottore, voglio fare anch'io un'opera che aiuti a guarire. E oggi quella cascata di colori è un messaggio di speranza per tutti, per i pazienti ma anche per noi medici».

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