Bar Basso, serrande giù. Addio all'inventore del "Negroni sbagliato"

Morto a 86 anni l'uomo che aprì in via Plinio il locale reso celebre dai suoi mitici cocktail

Bar Basso, serrande giù. Addio all'inventore del "Negroni sbagliato"

Serrande abbassate in via Plinio, spenta nel grigiofreddo improvviso del novembre milanese la grande insegna rossa in carattere corsivo. Ieri, il Bar Basso è chiuso per lutto. Niente piatti, niente vini, niente aperitivi. E niente Negroni sbagliati. Poco più in là, in San Giovanni in Laterano, si celebra il funerale di Mirko Stocchetto, l'uomo che di un cocktail nato per caso ha saputo fare una leggenda mondiale, e che se n'è andato a ottantasei anni.

Andrebbe scritta, prima o poi, la storia dei bar di Milano, quelli importanti: e il Basso vi avrebbe un posto importante. Non fighetto come il Donini, non baciato come Gattullo dall'epopea di Jannacci e Beppe Viola: ma forse proprio per questo più autentico nel suo rispettare la missione di un cocktail bar, essere una bitta metropolitana, un punto d'approdo per il maschio urbano quando la noia o l'allegria gli danno il bisogno di un po' di alcool come si deve.

Mirko Stocchetto era arrivato a Milano con il figlioletto Maurizio in braghe corte. Era la metà degli anni Sessanta, il punto più luminoso del dopoguerra, la resurrezione dalla guerra ormai rombante, fermenti di ogni genere, e ancora da venire la stagione della violenza. Venivano da Cortina d'Ampezzo, e con sé Stocchetto senior portava già una idea precisa di bar, maturata confrontandosi con la clientela internazionale e soprattutto americana, negli anni all'Harry's bar di Venezia, e che riconosceva alla magia del cocktail una centralità assoluta. Il primo bar fu a Porta Vigentina, poi rilevò da Giuseppe Basso il locale che portava il suo nome, all'angolo tra via Plinio e via Eustachi. E lì, un giorno del 1968, dall'errore di un barista - si dice - nacque il Negroni sbagliato: prosecco al posto del gin, a fare compagnia al Martini rosso e al bitter Campari. La versione originale era, e resta, roba da palati forti; l'invenzione del Basso aprì la strada del Negroni anche alla vasta platea dei meno intrepidi. E divenne famosa in tutto il mondo.

Mirko Stocchetto ha seguito da dietro il bancone il viaggio dello «sbagliato» nel mondo: e intanto ha visto in diretta, da un punto di osservazione speciale, la trasformazione della società. Ha visto entrare e appoggiarsi al bancone Sandro Pertini. E ha visto, con la soddisfazione che si può immaginare, il suo bar diventare il punto di riferimento di una generazione di designer e di architetti. Ma è probabile che il cliente del suo cuore restasse quello di tutti i giorni, quello che nella faida continua con la vita entrava nel bar, e senza alzare gli occhi ordinava «il solito».

Stocchetto guardava senza alterigia i bar della generazione successiva, seguiva quasi con affetto l'affacciarsi sulla scena milanese di nuove forme di cocktail. E però una cosa al Bar Basso non era ammessa: il jigger, il misurino per dosare gli ingredienti. «Se usassi il jigger - disse suo figlio Maurizio in un'intervista a Zero.

ue - mi sentirei come un acrobata che va sul trapezio agganciato a una fune, o un motociclista che si presenta al via con le rotelline». Ieri sera, nel paradiso dei bravi barman, il suo «sbagliato» Mirko Stocchetto si può stare certi che se lo è fatto fare a mano.

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