"Questi colpi bassi? La nostra concretezza fa paura alla sinistra"

Avversari all'attacco sul tema fascismo Bernardo: "Loro a disagio sulle proposte"

"Questi colpi bassi? La nostra concretezza fa paura alla sinistra"

Luca Bernardo fa paura alla sinistra? Non è solo qualche sondaggio particolarmente ottimistico a suggerirlo. Che il medico candidato sindaco del centrodestra possa preoccupare lo schieramento avversario, qualche sostenitore lo potrebbe dedurre anche dalla mobilitazione che si è registrata ieri sul caso dell'antifascismo. Il candidato sindaco del centrodestra non è arrivato a dirlo in modo esplicito, ma ha evocato espressamente il «disagio» che i suoi avversari proverebbero di fronte alla «credibilità» e alla «validità della nostra proposta amministrativa».

Sì, perché il 14 agosto del 2021, dopo un anno e mezzo di Covid la sinistra ha pensato di concentrarsi sulla questione (e sulla pregiudiziale) antifascista, agitandola contro il suo avversario alla carica di sindaco. E lo ha fatto non per un saggio di analisi politica, non per un passaggio del suo programma, non per una proposta provocatoria avanzata sul tema della memoria, ma per una risposta che Bernardo ha dato - davanti a un centro commerciale - alla domanda che gli è stata posta sul caso di Claudio Durigon, sottosegretario leghista protagonista di un brutto scivolone (ha proposto di intitolare un parco di Latina ad Arnaldo Mussolini invece che a Falcone e Borsellino, anche se poi ha tentato di spiegare che «per me Falcone e Borsellino meritano molto di più di un parco»).

Interpellato sul caso Durigon e sulla sua proposta, Bernardo ha scandito: «Lo dico da candidato sindaco e da cittadino: rispetto tutte le sensibilità, che lo dicessero da destra, che lo dicessero da sinistra, Falcone e Borsellino sono due eroi della nostra nazione e non solo». Poi, interrogato sulla sua identità politica, ha preferito liquidare la questione fascismo-antifascismo con uno sbrigativo: «Non distinguo le persone per colore, ma per competenza, per valore umano, per tutto quello che possono aver fatto nella loro vita per se stessi, per la loro famiglia e per gli altri». Quindi incalzato sulla sua identità antifascista, ha detto: «Non ho definizioni in questo senso, non distinguo fra fascista e antifascista, contro questo o contro l'altro, le persone non le distinguo se non per uomo o donna e persona perbene». E ancora, ha ammesso: «Certo che c'è differenza» per poi precisare di sentirsi (e definirsi) «un cittadino di Milano, che vuol dire aperto e liberale», ricordando che «la libertà conquistata grazie ai nostri nonni dobbiamo portarla sempre avanti».

Il riferimento ai nonni non è casuale, tant'è vero che ieri Bernardo ha ricordato: «Mio nonno, uomo alto 1.98, siciliano, deceduto per infarto, si spogliò della divisa di granatiere e fece il partigiano a Bologna». E ha aggiunto: «Mi onoro della lunghissima amicizia con la Comunità ebraica milanese. Questi sono i fatti. Altro, invece, sono le accuse create ad arte (sotto l'ombrellone in riva al mare) e alimentate dalla macchina social». «Il mio antifascismo è nei fatti - ha precisato - non nelle etichette: nessuno mi può accusare di essere fascista».

Insomma, per storia personale e per orientamenti, Bernardo non è sospettabile di nostalgie o simpatie imbarazzanti, mentre non è scontato che possano dire la stessa coloro che, in campo avverso, hanno «giocato» sulle simpatie per il comunismo, non solo italiano. «Da medico e uomo della società civile - ha detto Bernardo - sono abituato ad affrontare i colpi bassi che la vita riserva, ma non ero preparato a bugie, falsità e polemiche architettate per raccattare un voto in più.

La credibilità e la validità della nostra proposta amministrativa evidentemente creano disagio nei nostri competitori. Noi andiamo avanti con slancio e fiducia, con proposte concrete, nella campagna elettorale per la Milano post-Covid».

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