Il 2018 è stato l'anno della "strage degli innocenti". La denuncia dell'Unicef

Dati alla mano l'Unicef ripercorre cosa ha significato questo anno di conflitti e guerre per i bambini che vivono nelle aree di crisi

Il 2018 è stato l'anno della "strage degli innocenti". La denuncia dell'Unicef

Bambini sotto attacco, bambini usati come scudi umani o imbottiti di tritolo, bambini uccisi, feriti, abusati. Quello che si sta per concludere è un annus horribilis per l’infanzia nel mondo. A denunciarlo è Manuel Fontaine, direttore dei Programmi di Emergenza dell’Unicef, snocciolando i dati raccolti dall’organizzazione internazionale nel corso dei primi nove mesi del 2018.

In Siria, ad esempio, le Nazioni Unite hanno accertato l’uccisione di 870 bambini. È dagli albori del conflitto, esploso nel 2011, che nello stesso arco di tempo non si registrava un bollettino così nero. In Yemen, invece, i bimbi uccisi o feriti sono 1.427. Ma nello Stato meridionale della Penisola araba si muore anche la mancanza di cibo e di cure. L’Unicef ha calcolato che ogni dieci minuti un piccolo yemenita è vittima di malattie prevenibili e che circa 400mila bimbi rischiano la vita a causa della malnutrizione. Anche in Afghanistan violenze e massacri sono all’ordine del giorno e il numero dei minori rimasti coinvolti nei primi nove mesi del 2018 si aggira intorno ai 5mila. Una cifra pari al totale del 2017. Nel nordest della Nigeria, falcidiata dalle rappresaglie dei gruppi armati e delle varie fazioni di Boko Haram, le bambine vengono sistematicamente abusate, date in sposta ai miliziani o sacrificate come kamikaze. In Somalia, invece, più di 1.800 bambini sono finiti a rimpolpare le fila dei terroristi di al-Shabab.

Nella Repubblica Centrafricana, sempre secondo le stime delle Nazioni Unite, con la drammatica ripresa delle ostilità è divampata un’emergenza umanitaria che coinvolge due bambini su tre. È simile la situazione anche nella Repubblica democratica del Congo dove agli scontri tra forze governative e milizie fa da sfondo il diffondersi dell’Ebola. In Iraq, invece, quello che fa più paura sono gli ordigni inesplosi che impediscono alle famiglie sfollate di far ritorno alle proprie case. Nel nordest della Nigeria, nella Regione del Lago Ciad, nell’estremo nord del Camerun e nella regione di Diffa in Niger, almeno 1.041 scuole sono chiuse e circa 445mila bambini non hanno accesso all’istruzione. In Myanmar, invece, le violazioni dei diritti dei Rohingya rimasti nel nord dello Stato di Rakhine non si placano. Il bollettino nero del 2018 prosegue con la Palestina e con l’uccisione di oltre 50 bambini e il ferimento di diverse centinaia nel corso di alcune manifestazioni contro il deterioramento delle condizioni di vita a Gaza.

In Sud Sudan la fragile intesa tra le fazioni in lotta lascia intravedere un barlume di speranza ma 6,1 milioni di persone sono ridotte alla fame estrema e le fasce più deboli sono ancora esposte al rischio di violenze inaudite. Avvicinandoci all’Europa c’è la situazione dell’Ucraina Orientale a destare la preoccupazione dell’organizzazione internazionale. Dopo quattro anni di conflitto, infatti, 700mila bambini non hanno più una scuola e sono costretti a convivere con combattimenti instabili e ordigni inesplosi. Una situazione destinata ad aggravarsi in prossimità della linea di contatto che divide le aree controllate da Kiev e quelle in mano ai separatisti. Ed è proprio a ridosso di questo limes che vivono in condizioni difficilissime 400mila minori. Infine il Camerun che è sull’orlo di una guerra civile e dove scuole, studenti e insegnanti sono spesso sotto attacco.

Insomma, secondo l’Unicef, “i bambini che vivono in zone di conflitto hanno continuato a soffrire livelli estremi di violenza”. Parole che pesano come macigni se si considera che nel 2019 cade il trentesimo anniversario della ratifica della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza e anche il settantesimo della Convenzione di Ginevra. “Da troppo tempo – denuncia Manuel Fontaine – le parti in conflitto stanno commettendo atrocità con un’impunità quasi totale e tutto questo sta solo peggiorando”.

Ecco perché l’Unicef chiede alle fazioni in lotta di esercitare la propria influenza per proteggere l’infanzia: “Altrimenti, saranno i bambini, le loro famiglie e le loro comunità che continueranno a soffrire conseguenze devastanti, ora e negli anni a venire”.

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