Chi è Fedorov, l'uomo che ha convinto le big tech a lasciare la Russia

L'opera di propaganda anti-Russia operata dal ministro della Transizione digitale ucraino, Mykhailo Fedorov, sta avendo successo: le grandi aziende tech scappano da Putin. "La sua abilità è straordinaria"

Chi è Fedorov, l'uomo che ha convinto le big tech a lasciare la Russia

In Italia sarebbe più o meno il corrispettivo di Vittorio Colao, in Ucraina sta diventando una vera e propria bandiera oltre a essere anche il vicepremier: stiamo parlando di Mykhailo Fedorov, il 31enne responsabile della Transizione digitale del Paese. Da quando è iniziato il conflitto con la Russia, il suo obiettivo quotidiano è di convincere le multinazionali tecnologiche (big tech) più importanti e "grosse" ad abbondare Putin e il suo territorio. A quanto pare, i risultati gli danno pienamente ragione.

Il lavoro di Fedorov

L'ultima in ordine di tempo ad aver chiuso i battenti è Microsoft, società tecnologica multinazionale americana che produce software per computer, elettronica di consumo, personal computer e servizi correlati con sede centrale a Redmond, Washington, e che nel 2021 ha prodotto entrate per 168 miliardi di dollari nonostante la pandemia mondiale. Insomma, un colosso. Ma la lista delle aziende che ascoltano la "voce" del più giovane ministro di gabinetto della nazione ucraina è lunga. Come riporta il Washington Post, tramite il proprio account Twitter l'attività quotidiana è incessante. Nella giornata di martedì, Fedorov ha inviato un messaggio all'amministratore delegato di Apple, Tim Cook: bloccare l'accesso all'App Store in Russia. "Uccidono i nostri figli, ora uccidono il loro accesso!" ha twittato, taggando Cook.

La campagna social contro Putin

Se nella serata di ieri, come abbiamo visto sul Giornale.it, la Russia ha deciso di bloccare l'accesso a Facebook in tutto il Paese in polemica per le restrizioni operate dal social contro i media russi, un pezzettino del merito potrebbe anche essere del vicepremier ucraino. Con i suoi tweet ad alcune delle più potenti società tecnologiche del mondo, agisce per fermare la propaganda russa e disconnettere la Russia dal resto del mondo. In questo processo, è diventato il principale agitatore di un'industria che è stata a lungo riluttante a piegarsi alle richieste politiche in qualsiasi paese o conflitto, e lo sta facendo senza emanare leggi o utilizzare la leva economica.

Un lavoro di squadra

Secondo un suo vice, Alex Bornyakov, Fedorov avrebbe fatto pressione su oltre 50 aziende big tech con l'aiuto di uno staff che ha sfruttato una folta rete di ucraini all’estero e tanta altra gente solidale con Kiev, spesso e volentieri agendo dietro le quinte. A quanto pare, la strategia si è rivelata vincente. "L’abilità di Fedorov di galvanizzare l’opinione pubblica internazionale e le compagnie tech è straordinaria" ha affermat al quotidiano americano Emerson Brooking, ricercatore ed esperto di social media. In poco tempo, Fedorov ha accresciuto i suoi followers a dismisura passndo dai 98mila di un anno fa a oltre 212mila oggi, più del doppio. Nella giornata di ieri ha rivolto un appello anche a Samsung, competitor numero uno di Apple, twittando che fin quando "i carri armati russi e i missili russi bombardano asili e ospedali in Ucraina, le vostre belle soluzioni non devono poter essere usate dai russi!"

Diretto e senza filtri, Mykhailo Fedorov ha smosso il settore tecnologico mondiale, da sempre restìo ad assumere posizioni politiche nette, ovviamente per non pagare dazio sui ricavi. Questa volta, per la prima volta, il buonsenso ha avuto la meglio sul dio denaro. Sostegno praticamente unanime all'Ucraina, e tanti miliardi in fumo su un mercato florido come era quello russo.

Chapeau. Un appello lo ha rivolto anche a Jeff Bezos, fondatore e presidente esecutivo di Amazon, chiedendogli di "spegnere" ai russi tutti i servizi di Aws e Amazon Web Services, leader mondiale nel Cloud.

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