"Non è invasione". La Cina a gamba tesa sull'Ucraina

La Cina invita alla moderazione ma Pechino critica l'utilizzo del termine "invasione" per definire le operazioni russe in Ucraina

"Non è invasione". La Cina a gamba tesa sull'Ucraina

L'attacco di Vladimir Putin all'Ucraina non poteva che coinvolgere, seppur indirettamente, anche la Cina. Mentre Unione europea e Stati Uniti hanno fermamente condannato la mossa di Mosca, Pechino si trova in una situazione diplomatica ben più complessa di quanto non si possa immaginare. La riprova del fragile equilibrio cinese è apparso evidente dalle dichiarazioni rilasciate da Hua Chunying, portavoce del Ministero degli Esteri cinese.

Il peso delle parole

Nel corso del briefing quotidiano, Hua ha spiegato che la Cina sta seguendo da vicino gli ultimi sviluppi in corso in Europa orientale e sollecitando le parti in causa a prestare moderazione. A una domanda posta dai media occidentali sull'"invasione" dell'Ucraina, la portavoce ha respinto "l'uso preconcetto delle parole", aggiungendo di ritenere la vicenda un "tipico stile di fare le domande dei media occidentali". Detto altrimenti, l'utilizzo del termine "invasione" per definire le operazioni russe in Ucraina è stato considerato non consono alla situazione.

Come detto, dal punto di vista diplomatico il gigante asiatico si trova tra l'incudine e il martello. Da una parte l'alleanza sino-russa è stata ulteriormente rafforzata in occasione degli ultimi Giochi Olimpici Invernali di Beijing 2022. Dall'altro lato, tuttavia, Pechino non intende compromettere il suo legame con l'Unione europea, con la quale, tra l'altro, c'è in ballo la firma del Comprehensive Agreement on Investments (CAI), un corposo accordo sugli investimenti che si trova ancora in stand-by. La sensazione è che, al netto di obiettivi geopolitici comuni, oltre la Muraglia nessuno intenda seguire Mosca fino in fondo. Il messaggio è chiaro: gli affari vengono prima dei carri armati.

Tra coordinamento e diffidenza

Pochi giorni fa il presidente cinese Xi Jinping e il suo omologo russo Putin si sono lanciati in una dichiarazione congiunta, opponendosi a un ulteriore allargamento della Nato e sottolineando che le rispettive nazioni possono godere di una forte amicizia che non conosce limiti. L'asse Mosca-Pechino è stato rinvigorito anche da due importanti accordi economici su gas e petrolio. Il punto è che la Cina, pur sostenendo questa partnership strategica, non intende essere indentificata con la guerra lanciata dal Cremlino nel Donbass.

In ogni caso, è interessante analizzare più a fondo il legame tra Cina e Russia. Il Wall Street Journal ha sottolineato come la crisi ucraina segni l'inizio di una nuova lotta per la supremazia globale. Putin ha giocato le sue carte, facendo capire all'Occidente di voler riscrivere gli accordi di sicurezza per l'Europa post-Guerra Fredda e dimostrando che la Russia è in grado di imporre la propria volontà nonostante le obiezioni occidentali e le sanzioni economiche.

È qui che entra in gioco la Cina. Già, perché per realizzare il suo piano il capo del Cremlino ha spostato le unità militari dal confine russo con il Dragone, mostrando fiducia nelle sue relazioni con Pechino.

Attenzione però, perché Cina e Russia si staranno pur coordinando per rimodellare l'ordine globale a proprio piacimento. Ma, almeno fino a questo momento, i loro legami non hanno ancora dato vita a una formale alleanza.

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