Quindicimila jihadisti in Francia, numeri in aumento

Cresce il numero degli islamici radicalizzati in Francia. Quindicimila, secondo l'inchiesta della rivistia "Valeurs Actuales". Una mappa del ministero, inoltre, non lascia scampo all'immaginazione

Foto del ministero dell'interno francese
Foto del ministero dell'interno francese

Quindicimila jihadisti radicalizzati che potrebbero colpire Francia. Questo è quanto emerge da un'inchiesta della rivista "Valeurs Actuales". La mappatura della radicalizzazione in terra d'oltraple evidenzia un dato tanto chiaro quanto preoccupante: l'intelligence francese tiene sotto controllo 15 mila persone. La presenza di possibili terroristi, specifica la rivista, interessa praticamente tutto il territorio: sono ovunque e dispersi, quindi, a macchia d'olio sul territorio nazionale. 334 persone nella zona delle Alpi Marittime, 812 a Parigi e contorni, 295 nei pressi di Pas-de-Calais, la roccaforte del Front National, 502 sulla punta del Nord dell'esagono rosso, 266 presso il dipartimento di Gard, 202 in quello della Loria e così via. Il pericolo, insomma, potrebbe provenire da qualunque zona e anche nelle periferie, solitamente estranee ad attentati eclatatanti, ci sarebbero forti concentrazioni di papabili jihadisti. A confermarlo, del resto, c'è la mappa stessa del ministero degli Interni francese, che evidenzia come il fenomeno non interessi solo le banlieue delle grandi città metropolitane, quindi, ma anche territori fuori dal grande circo mediatico.

La segnalazione, dunque il controllo operato dall'intelligence, è sufficiente per evitare che si compiano attentati? La risposta che si dà l'inchiesta citata è negativa: Mohammed Merah, Sid Ahmed Ghlam, Omar Ismail Mostefai, Said Kouachi e Amedy Coulibaly, scrivono in Francia:" erano noti ai servizi d'intelligence a causa della loro radicalizzazione...". Insomma, sapere chi sono e sapere che sono radicalizzati, non basta ad evitare che il terrorismo dilaghi. E di attentati compiuti da persone radicalizzate e tenute sotto controllo dalla polizia, in Francia, ce ne sono stati. Ciò che questi dati confermano, del resto, è l'esistenza di un grosso problema strutturale: la radicalizzazione è un fenomeno che non sembra conoscere crisi. Se il dato di aprile, infatti, sottolineava come in Francia ci fossero 11mila schedati, questo della fine di giugno dello stessno anno, arricchisce l'elenco con altre 4 mila islamici radicali. Una curva crescente, che segnala come il jihad internazionale si stia sviluppando in Europa, prescindendo dalle sorti dell'Isis in medio Oriente.

Il governo francese, questo il vero punto cruciale derivante dall'emersione di questi dati, si è speso moltissimo, culturalmente ed economicamente, per tamponare il proliferare delle radicalizzazioni. I risultati, però, specie secondo questi numeri, non sarebbero dei migliori. Il programma di "de-radicalizzazione", quello per cui sarebbero stati investiti milioni di euro di contribuenti d'oltralpe, non funziona. Secondo questo rapporto, "Disindottrinamento, de-reclutamento e reinserimento dei jihadisti in Francia e Europa" (Désendoctrinement, désembrigadement et réinsertion des djihadistes en France et en Europe), i jihadisti, di lasciare le loro convinzioni, semplicemente, non vorrebbero saperne nulla. Per comprendere meglio l'impossibilità di un passo indietro di molti fra questi, sarà utile citare il sociologo franco-iraniano Farhad Khosrokhavar che, intervistato da France 24, ha spiegato: "Taluni possono essere radicalizzati, ma non tutti. Per i jihadisti irriducibili, quelli che sono del tutto convinti, è impossibile. Queste tipologie di profili sono molto pericolose e rappresentano circa il 10-15 per cento di coloro che sono stati radicalizzati. Il carcere potrebbe essere l'unico modo per affrontare il problema di questi irriducibili".

Come si può distinguere, però, un islamico radicalizzato irriducibile da uno riducibile ad uno stato precedente la radicalizzazione? Domande che non trovano risposte, mentre i numeri degli schedati crescono, apparentemente, senza alcuna interruzione.

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