Serve più rispetto per medici e infermieri

Dilaga la cultura della assenza di rispetto, la cultura della violenza e della forza bruta esercitata da chi, per di più, è convinto di essere dalla parte della giustizia pur adoperando metodi e condotte ingiuste e illegittime

Serve più rispetto per medici e infermieri
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Direttore Feltri,

non solo abbiamo pochi medici e pochi infermieri ma pure li maltrattiamo, li picchiamo, li minacciamo. Quello che è accaduto giovedì sera dentro il policlinico riuniti di Foggia dovrebbe farci riflettere sulle condizioni di malessere, pericolo e disagio in cui lavora e versa il nostro personale

sanitario. Una ragazza muore durante un intervento e una cinquantina di persone, tra parenti e amici, organizzano un assalto all'équipe medica che ha operato la paziente deceduta.

Non stupiamoci allora se l'interesse dei giovani nei confronti delle professioni sanitarie è sempre più scarso.

Santo Perrone

Caro Santo,

quella organizzata da decine e decine di familiari e amici della ragazza di Cerignola, Natasha Pugliese, morta durante un intervento chirurgico presso il policlinico di Foggia è stata una vera e propria spedizione puntiva nei confronti di chirurghi, anestesisti e infermieri del reparto di chirurgia toracica, i quali si sono barricati all'interno di una saletta in attesa dell'arrivo delle forze dell'ordine, cercando scampo. Ma questo non è bastato, perché un chirurgo è stato preso a pugni in pieno viso, una dottoressa ha subito la frattura della mano, rimasta schiacciata in una porta. E mi risulta che ad un loro collega non sia andata meglio. Sono scene degne di un Paese incivile e questi accadimenti, purtroppo sempre più frequenti, sono la prova di una deriva culturale e umana. Non è la prima volta che avviene e non sarà l'ultima. Dilaga la cultura della assenza di rispetto, la cultura della violenza e della forza bruta esercitata da chi, per di più, è convinto di essere dalla parte della giustizia pur adoperando metodi e condotte ingiuste e illegittime. Attenzione, io capisco che davanti alla perdita di una figlia, di un'amica, di una nipote peraltro così giovane, ovvero di soli 23 anni, sorga nell'animo un sentimento di disperazione, di rabbia, un dolore profondo, e che queste emozioni si accompagnino ad una incapacità di accettare la morte improvvisa della persona cara, evento che richiede una metabolizzazione lunga e faticosa. Ma tutto questo non giustifica il tentativo di sfogare la sofferenza acuta su individui che non sono colpevoli della scomparsa del congiunto ma che anzi hanno fatto di tutto per salvare a questi la vita. C'è di fondo una immaturità preoccupante, che si traduce nella inettitudine a sopportare il patimento, la perdita, la sconfitta, il destino, il lutto. Allora ecco che diviene necessario individuare un reo, a cui addossare e attribuire la responsabilità del nostro malessere, affinché sia forse più facile sbarazzarsene, o affrontarlo: malmenando, massacrando, uccidendo costui, cancellandolo, ci si libera pure di quelle emozioni negative, cioè del male. Tuttavia si tratta di una mera illusione. Non è la vendetta a lenire il tormento. Semmai essa lo aggrava. Solleva un attimo e poi abbatte. Il nostro dolore ci resta attaccato addosso. Il vuoto seguita a ruggire nel nostro animo.

Questi poveracci avevano in cura da giugno la giovane, le cui condizioni erano alquanto gravi, avendo ella avuto un incidente mentre viaggiava a bordo di un monopattino, aggeggio che sta facendo troppe vittime. Natasha aveva riportato più traumi ad organi vitali e le operazioni per tentare di salvarla sono state molto complesse. Come ringraziamento medici e infermieri sono stati presi a calci e ceffoni.

Ci credo che l'aspirazione da parte dei giovani a fare il medico sia diminuita. I nostri dottori sono sottoposti a turni sfiancanti, anche a causa della mancanza di personale, vengono pagati poco, lavorano in un ambiente già di per sé molto stressante, considerato che si sta costantemente a contatto con i malati e i sofferenti, come se non bastasse, ora ci si mettono pure i parenti dei pazienti, i quali ti menano se qualcosa non gli garba.

Non si può andare in reparto con l'elmetto, il giubbotto antiproiettile e la pistola. Gli ospedali non sono trincee. Eppure coloro ch vi lavorano rischiano ogni dì di essere aggrediti, feriti e uccisi.

Come siamo arrivati a questo punto?

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