"Io, accusato di esser Unabomber. Ma nessuno ha chiesto scusa"

L'ingegnere di Azzano Decimo fu accusato di essere l'attentore che, tra il 1994 e il 2006, piazzò più di 30 ordigni esplosivi nel Nord Italia causando il ferimento di 18 persone. Nel 2009 fu prosciolto: "ma non c'è stato risarcimento"

"Io, accusato di esser Unabomber. Ma nessuno ha chiesto scusa"

"Ho pensato al suicidio". Lo rivela Elvo Zornitta, l'ingegnere di Azzano Decimo accusato ingiustamente, per ben 5 anni, di essere Unbomber, l'attentatore anonimo del Nord Est che, dal 1994 al 2006, piazzò più di 30 ordigni esplosivi causando il ferimento di 18 persone, tra le quali anche donne e bambini. "Di quegli anni ricordo la paura, l'incubo, sempre lo stesso. Sognavo di restare intrappolato nel caos degli sguardi inquisitori, delle accuse infamanti, della menzogna, degli amici ormai di spalle. - ha raccontato Zornitta nel corso di un'intervista rilasciata ad Adnkronos - Nel baratro di un lavoro ottenuto con sacrificio e pazienza e perso in età ormai non più giovane. Sognavo, nell'angoscia della reputazione distrutta".

Il pensiero del suicidio

Al tempo 47enne, nel 2004, Elvo Zornitta finì al centro dell'inchiesta sul "bombarolo del Nord Est" (l'appellativo con cui la stampa dell'epoca ribattezzò l'Unabomber italiano). Fu perquisito presso la propria abitazione, sottoposto a interrogatori estenuanti, sottoposto a insulti, minacce e processi: "Non si può immaginare come si senta una persona innocente, che mai aveva avuto problemi giudiziari, a dover affrontare un'accusa tanto infamante, riconosciuto e additato da tutti, senza nessuna possibilità di difendersi - ha spiegato -Quando il mondo, che con tanta difficoltà ti sei creato, ti crolla letteralmente addosso, quando la stima che ti sei costruito con il lavoro e la pazienza viene sommersa e disintegrata da insistenti e ignobili accuse, ti senti veramente perso e incapace di continuare a vivere". Da ingegnere di una piccola e tranquilla cittadina del Friuli-Venezia Giulia, Azzano Decimo, dove ancora vive, Zornitta fu catapultato in un'indagine che coinvolse ben 5 procure. Schiacciato dalla pressione mediatica e con gli investigatori alle calcagna, meditò il suicidio. "Ho avuto paura, paura di non potermi difendere, paura di dovermi confrontare con un sistema che congiurava contro di me, che dopo anni di sorveglianza senza risultati continuava a credere nella mia colpevolezza. Ho pensato di farla finita. - ha continuato - Ma avevo una moglie e dei genitori che per fortuna continuavano a credere in me e soprattutto una bambina che non potevo certamente abbandonare".

Le accuse e la gogna mediatica

Nel corso della lunga e intricata vicenda processuale, Elvo Zornitta fu vittima di un tentativo di sabotaggio. Un poliziotto della Scientifica, Ezio Zenar, truccò la presunta "prova regina" che avrebbe potuto condannare l'ingegnere ad una pena tanto dura quanto ingiusta. Poi, però, a seguito di una certosina attività investigativa, l'agente fu condannato per falso ideologico e frode processuale (la condanna venne confermata dalla Cassazione nel 2014). "Penso che lui (il poliziotto ndr) volesse un po' garantire a qualsiasi costo un colpevole, e rispondere così alla sete di giustizia della gente. Ricordo la pressione mediatica che mi asfissiava - ha dichiarato Zornitta - Ma poi, soprattutto, immagino, per il desiderio di emergere e di acquisire prestigio agli occhi di tutti, riuscendo a risolvere un caso che aveva generato tanto clamore, incrementando in tal modo in maniera considerevole la propria possibilità di carriera".

Il risarcimento

La posizione di Elvo Zornitta venne archiviata nel marzo del 2009 ma, nonostante fosse stato scagionato dalle pesanti accuse, l'opinione pubblica ha continuato ad essere additarlo come "il bombarolo del Nord Est". Per la mala giustizia che lo ha messo alla gogna, Elvo Zornitta ha chiesto allo Stato un risarcimento che mai è arrivato. "Nessuna cifra potrà mai ridarmi i lunghi anni passati nel terrore o togliermi dalla mente le ansie vissute in quei momenti - ha concluso - Ancora oggi, come per anni, ne porto e ne ho portato i segni, non riuscendo ad addormentarmi la notte e vivendo continuamente lo stesso incubo, primo pensiero del mattino ed ultimo della sera.

Nonostante questo, non ho ancora ricevuto alcun risarcimento, salvo poche decine di euro pignorati a Zernar, nemmeno sufficienti a pagare quanto è stato fatto dai miei avvocati e dalle persone che hanno collaborato alla risoluzione di questo caso. Le scuse? Inutile dire che nessuno si è mai scusato per quanto mi è stato fatto".

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