3 consigli su come raccontare la festa della donna ai bambini

La festa della donna può non essere semplice da spiegare ai bambini: alcuni consigli su come regolarsi in base all'età

3 consigli su come raccontare la festa della donna ai bambini

Spiegare ai bambini i concetti che appartengono agli adulti non è mai facile. Molti pensano che i bambini dovrebbero essere tutelati da concetti come ingiustizia, violenza, morte, ma il solo modo per proteggerli a volte è raccontare loro come queste cose esistano e come si possono affrontare. E questi concetti accompagnano oggi anche la Giornata Internazionale della Donna, chiamata comunemente festa della donna, che ricorre come ogni anno l’8 marzo. E quali persone migliori dei nonni (e ancor più bisnonni, se ancora presenti), che hanno vissuto una parte importante del Novecento per chiarire di cosa si tratta?

Spiegare perché la Giornata della Donna esiste in modo semplice

Mimose

In base all’età dei nipotini, la Giornata della Donna deve essere raccontata in modo diverso, con parole diverse e semplificando al massimo. Anche perché i piccoli oggi sono a contatto con più informazioni che in passato, dato che sono i cosiddetti “nativi digitali”. Per cui potrebbero aver visto su TikTok, YouTube o altre piattaforme le donne iraniane che tagliano una ciocca di capelli, o le altre che in tutto il mondo mostrano la solidarietà in questo modo.

Può essere più facile partire dall’attualità, dire ai bimbi che in alcuni Paesi del mondo, dall’Afghanistan all’Iran, le donne non possono fare molte cose che potrebbero sembrare scontate: studiare, lavorare, mostrare i capelli, il volto, sposare chi amano. Si inizia dall’attualità e si va a ritroso, illustrando alcune tappe fondamentali delle conquiste femminili sui luoghi di lavoro e nelle famiglie.

Raccontare ai bambini la diversità negli uguali diritti

Donna al lavoro

Uomini e donne sono diversi, maschi e femmine sono diversi. Anzi no, ogni persona è differente dall’altra. Non è solo una questione di aspetto, di caratteristiche fisiche, ma anche di vissuto, di esperienze, di formazione. Far capire ai bambini questo è il primo passo per aprirsi a un altro concetto: tutti devono essere uguali in uno Stato democratico di diritto.

Significa che tutti devono avere accesso a scuola, possono andare a votare o guidare l'automobile quando hanno raggiunto la maggiore età (e nel caso dell'auto abbiano la patente), devono pagare le tasse perché con quelle tasse lo Stato eroga servizi essenziali come sanità e istruzione, devono essere pagati allo stesso modo a parità di competenze, di ore e di ruolo lavorativo. E significa anche che le relazioni devono essere alla pari: i bambini oggi hanno mamme lavoratrici, che reggono la casa economicamente ed emotivamente in tandem con i padri.

Leggere le Storie della buonanotte per bambine ribelli

Storie della buonanotte per bambine ribelli

Raccontare la storia delle donne per tappe non può prescindere dalla possibilità di raccontare le storie di singole donne: da Artemisia Gentileschi a Yoko Ono, da Rosa Parks a Bebe Vio, passando per Marie Curie, Rita Levi Montalcini, Frida Kahlo, Anna Politkovskaya, Helen Keller o Rigoberta Menchù.

Questi e molti altri profili, dall’Antica Grecia a oggi, sono contenuti nei vari volumi delle Storie della buonanotte per bambine ribelli, progetto che Elena Favilli e Francesca Cavallo fecero partire quasi come una scommessa - attraverso una raccolta fondi online

- e che da qualche anno è edito da Mondadori in più volumi.

Per ognuna di queste donne una conquista, una tappa importante per la storia delle donne: ogni persona e ogni gruppo può avere un peso sociale.

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