
Torna sui suoi passi l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) di Abu Mazen che poche settimane fa si era impegnata a porre fine alla “pay-for-slay" ("pagare per uccidere"), l'odiosa pratica che ha visto sin qui l'elargizione da parte di Ramallah di veri e propri stipendi mensili alle famiglie di prigionieri o di terroristi palestinesi uccisi o feriti nel corso degli attacchi contro gli israeliani. Questo mese il presidente dell'Anp aveva emesso un decreto per revocare tali finanziamenti eliminando così uno dei maggiori punti di frizione con Washington che lo accusava di incoraggiare atti di terrorismo. Peccato però che, stando a quanto denunciato dal comitato editoriale del Wall Street Journal, le cose non sono affatto cambiate.
Il quotidiano finanziario Usa riporta infatti che la scorsa settimana lo stesso Abu Mazen ha pronunciato un discorso davanti ai membri del Consiglio Rivoluzionario di Al Fatah, il suo partito, con il quale ha annunciato un clamoroso dietrofront. “Anche se ci fosse rimasto un solo centesimo sarebbe per i prigionieri e i martiri”, ha detto il presidente dell’Anp aggiungendo che non avrebbe accettato “di ridurre qualsiasi obbligo, qualsiasi interesse o qualsiasi centesimo da dare loro. Devono ricevere tutto come è stato in passato e loro sono più preziosi di tutti noi”. Il Wall Street Journal ricorda che gli uomini beneficiari dei finanziamenti a cui fa riferimento il leader dell’Anp sono “palestinesi che lanciano auto contro la folla israeliana o accoltellano e sparano agli israeliani per le strade”.
A rendere noto per primo l’intervento di Abu Mazen è stato il giornalista arabo-israeliano Khaled Abu Toameh che ne ha postato il video sul social X sostenendo che l’Autorità Palestinese lo aveva eliminato dalle sue riprese. Si è appreso inoltre che negli ultimi due anni l’amministrazione americana guidata da Joe Biden aveva negoziato con Ramallah la fine al “pay-for-slay”. Un accordo di principio era stato raggiunto diversi mesi fa ma il presidente dell’Anp aveva deciso di posticipare l’annuncio sino al ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump nel tentativo di presentare la svolta come un risultato ottenuto dal tycoon.
Ad ogni modo, già prima che emergessero le notizie sul dietrofront di Abu Mazen, il ministero degli Esteri israeliano aveva messo in guardia dal “nuovo trucco fraudolento dell’Anp che intende continuare ad elargire pagamenti ai terroristi e alle loro famiglie attraverso altri canali”. In realtà, dunque, Ramallah avrebbe spostato la responsabilità sui fondi ad una nuova entità, la Fondazione Nazionale Palestinese per il Potenziamento Economico, sulla carta indipendente ma di fatto gestita da un consiglio di amministrazione nominato dal presidente. Ahmed Majdalani, il funzionario a capo di tale organo, ha dichiarato che i nuovi provvedimenti “istituzionalizzeranno” i pagamenti a prigionieri e terroristi nel contesto di un “programma identico e unificato”.
“Tutto come prima ma sotto una nuova veste”, riassume il Wall Street Journal che sottolinea come l’Anp risponde alle rimostranze dei donatori occidentali - dai quali, Europa in primis, Ramallah riceve notevoli finanziamenti - affermando di non essere “cattiva” come Hamas.
Una linea difensiva quanto mai discutibile se si tiene conto che, dopo la strage del 7 ottobre, l'Anp ha inviato alle famiglie dei miliziani morti nella Striscia pagamenti per un valore di circa 2,8 milioni di dollari.- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
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