
Sta per iniziare un nuovo braccio di ferro tra Unione europea e Ungheria, o meglio, tra Ue e il primo ministro Viktor Orban. Il motivo è la messa al bando delle manifesdtazioni di orgoglio gay, meglio note come Pride. "I principi a cui tutti i nostri Stati membri aderiscono volontariamente sono chiari", afferma nel corso di un dibattito al Parlamento Ue il commissario per la giustizia, Michael McGrath. "La nostra è un’unione di libertà e uguaglianza. Tutti dovrebbero poter essere se stessi, vivere e amare liberamente". E poi ancora: "La Commissione non esiterà a intraprendere ulteriori azioni e, ove opportuno, ad avviare procedure di infrazione per garantire il rispetto dello stato di diritto e dei diritti fondamentali".
Negli ultimi giorni Orban ha messo in atto un robusto giro di vite sulle comunità arcobaleno. L’europarlamentare dei Verdi Tineke Strik, relatrice sulla situazione in Ungheria, ha parlato espressamente di un "clima molto cupo" creato dal nuovo giro di vite promesso da Orban contro media, Ong e minoranze specifiche come la comunità Lgbtqi+. Segmenti della società, già finiti nel mirino di diverse misure - dalla legge a tutela della sovranità a quella che vieta la ’promozionè dell’omosessualità ai minori - valse a Budapest l’avvio di procedure d’infrazione da parte dell’Ue. Parlando ai cronisti alla vigilia della missione in Ungheria della commissione Libertà civili del Parlamento europeo (Libe), che si terrà dal 14 al 16 aprile, Strik ha evidenziato come il discorso pronunciato da Orban nelle settimane scorse, in cui si è riferito alle Ong chiamandole "insetti" e promettendo di fare "le pulizie di Pasqua", rappresenti "un nuovo punto basso persino nel discorso di odio" del premier.
Oltre alla messa al bando del Pride, varata nei giorni scorsi, in arrivo ci sono dei nuovi emendamenti alla Costituzione ungherese che includono il riconoscimento di due soli generi, maschile e femminile, e la possibilità di sospendere la cittadinanza dei cittadini ungheresi con doppia cittadinanza qualora rappresenti come una minaccia per la sicurezza nazionale. Attesa anche una nuova legge contro le Ong, già annunciata nei giorni scorsi da Budapest. Secondo quanto riferito dall’eurodeputata, il governo avrebbe "chiesto ai servizi segreti di compilare una blacklist di Ong", distinguendole tra buone e cattive.
Il timore, per Strik, è che possano essere colpite "le Ong per i diritti umani, quelle che promuovono e monitorano la conformità con l’Ue" e che possano essere "completamente limitate nello svolgimento del loro lavoro".
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